Campotosto, ecco che succede se crolla la diga

Lo scenario in uno studio del 2001 commissionato dalla Comunità montana. Che il Centro ha visionato
MONTORIO. Ora l’allarme dighe è tornato attuale. Eppure se ne parlava già da tempi non sospetti. Era la fine degli anni ’90 quando la Comunità Montana del Gran Sasso zona “O” di Tossicia, guidata allora dal presidente Tommaso Matone, commissionò, per conto dei Comuni afferenti al suo bacino, uno studio con tanto di tavole, sui rischi del territorio: rischio sismico, neve e valanghe, idrogeologico e frane, incendi, abitazioni, industriale e altro. Tra questi anche il rischio dighe.
Redatto nel 2001, quindi chiaramente datato, la Comunità montana lo inviò ai suoi Comuni e alla Regione nel settembre dello stesso anno. Scorrendo il documento, che il Centro ha potuto visionare, due cose balzano all’occhio. La prima è che i Comuni interessati non sono solo Crognaleto e Montorio, di cui si sta parlando ampiamente in questi giorni. Ma c’è pure Fano Adriano, il cui territorio lambisce il fiume, anche con qualche abitazione tra i comuni di Crognaleto e Montorio, e poi Tossicia. Dopo Montorio, infatti, il Vomano prosegue il suo corso passando per Petrignano, frazione del comune di Tossicia, che nel corso degli anni si è ampliata con abitazioni e qualche attività commerciale proprio al di sopra del Vomano. La seconda cosa, ancora più importante e di cui non si è parlato in questi giorni, è che nel caso di collasso della diga di Campotosto, sarebbero interessate - sempre secondo lo studio - altre due dighe: Provvidenza e Piaganini. Nel caso in cui dovesse rompersi la diga di Sella Pedicate (che oltre a Rio Fucino e Poggio Cancelli è una delle tre dighe dell’invaso artificiale) sarebbe coinvolta anche la diga di Provvidenza (52,2 metri di altezza)che si trova sotto il lago di Campotosto lungo la statale 80, poco sopra l’abitato di Ortolano, per poi incanalarsi comunque verso la Vallata del Vomano. Mentre nel caso di rottura della diga di Rio Fucino, di cui si sta parlando invece da giorni, l’acqua scendendo a valle dopo aver attraversato il comune di Crognaleto, al bivio di Cerqueto, incontrerebbe un altro invaso artificiale, la diga di Piaganini, prima di arrivare a Montorio. Nello studio si spiega dunque come «l’appartenenza di questa tipologia di costruzioni idrauliche all’ambito di studio non è importante, quanto gli effetti che si possono ipotizzare in riferimento alla configurazione morfologica del bacino idrografico del fiume Vomano».
In sostanza, lo studio dei rischi, che dedica due pagine a quello delle dighe, contiene una cartina («rischio dighe-scenario») nella quale sono indicate le aree che risulterebbero sommerse nell'ipotesi di collasso di ognuna delle dighe sopra citate, «anche se evento estremamente improbabile», precisa il documento. Cartina che comunque andrebbe letta - come più volte ribadito dal commissario straordinario della Comunità montana Nando Timoteo - agli occhi dei cambiamenti antropici avvenuti in questi 16 anni. Lungo il corso del Vomano, infatti, potrebbero essere sorte nuove abitazioni o addirittura essercene meno, come potrebbero essersi modificati proprio gli argini del fiume. Lo studio contiene anche le linee guida per la progettazione di opere di urbanizzazione primaria per la realizzazione di quattro aree individuate per l’evacuazione, rispettivamente nei comuni di Montorio, Tossicia, Colledara e Isola.
«Lo studio di carattere generale - Timoteo -. Era propedeutico alla realizzazione dei singoli piani di protezione civile, che i Comuni avrebbero dovuto realizzare successivamente. L’intero lavoro quindi va preso con le pinze poiché, ad esempio, per quanto attiene la parte relativa al rischio sismico la normativa è cambiata dopo il terremoto dell’Aquila, per cui gli indici di riferimento sono diversi». Comunque, conclude Timoteo, «ci si stava lavorando. I Comuni il problema allora se lo erano già posti. E in Comunità montana, all’epoca ero assessore alla protezione civile, facemmo anche diversi incontri con il gruppo dei Radio Amatori di Montorio e Radio Centrale, che diedero la loro disponibilità a collaborare per predisporre una sorta di piano in caso di evacuazione dovuta ad emergenza. Certamente poi bisognava portarlo avanti. Ecco, questo è uno dei servizi importanti, appunto quello di protezione civile, che la Comunità montana in forma associata svolgeva per conto dei Comuni».
E oggi? «La Comunità Montana - conclude Timoteo - è disponibile all’approfondimento di questo discorso avviato anni or sono».
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