Cantagallo: la politica? Decideranno gli amici

L’ex sindaco in tv dopo l’assoluzione: «Felice per mia madre e mio padre». Diodoro: «Assolto anch’io»
MONTESILVANO. Ha mantenuto la promessa e, dopo la sentenza, si è seduto a tavola con il giornalista Paolo Minnucci per la popolare trasmissione televisiva “L’Appetito vien parlando”. L’ex sindaco Enzo Cantagallo, uscito senza condanna dal processo Ciclone tra assoluzioni e prescrizioni, ha parlato di passato, presente e futuro. Il passato: «Sono stati 8 anni difficili, un travaglio. Dal 15 novembre 2006 sono rimasto 77 giorni in carcere e altri 48 ai domiciliari. Forse, per reati più gravi, altri hanno pagato meno». Il presente: «Mia moglie era presente in Corte d’Appello alla lettura della sentenza e ci siamo stretti in abbraccio sentito. Poi, ho telefonato a mia madre che ha sofferto tantissimo e in silenzio e non mi vergogno di dire che abbiamo provato fortissime emozioni. Questa sentenza ha ridato a mia madre e mio padre il sorriso, la dignità e l’onore. Sentivano da 8 anni il peso di una macchia che incideva non solo su di me ma anche su tutta la famiglia». Poi, il futuro: «Se tornerò in politica? Mi verrebbe da dire no dopo quello che è successo. Ma qualcosa che si muove c’è: la politica o la fai perché ce l’hai dentro o lasci perdere. Vedremo cosa diranno gli amici». Cantagallo ha parlato anche della prescrizione: «Dei 7 reati prescritti, per 5 ero stato assolto in primo grado perché il fatto non sussiste. Se il periodo che intercorre tra il presunto reato e la lettura della sentenza si allunga, la colpa non è dell’imputato».
Sulla sentenza interviene anche Andrea Diodoro, tra il 2004 e il 2006 capogruppo dei Ds. Diodoro, imputato per il caso di un accordo di programma e condannato in primo grado, è stato assolto: «La procura di Pescara», spiega, «aveva richiesto la condanna per falso ideologico ed altri capi d’imputazione anche per me contestando l’accordo di programma tra Comune e la ditta Giansante Simonetta. A dicembre del 2012, il tribunale di Pescara negò l’esistenza del reato contestato dalla procura, ma riqualificò lo stesso in abuso d’ufficio comminandomi anche la pena di un anno e tre mesi di reclusione (pena sospesa). Finalmente, il 21 novembre scorso», dice Diodoro, «si è conclusa questa vicenda che mi ha fortemente ferito. La Corte d’Appello, nonostante il reato fosse prescritto, è entrata nel merito emettendo una sentenza di assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”».
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