Cantiere del Megalò 2 Le ruspe già al lavoro

27 Gennaio 2018

Partiti gli scavi con i permessi sospesi: Regione e Comuni in allarme

CHIETI. A pochissimi giorni dal via libera parziale del Genio Civile di Pescara al Megalò 2, anzi Mirò, le ruspe sono già al lavoro nell’area del cantiere del nuovo centro commerciale, a ridosso del fiume Pescara, tra i comuni di Chieti e Cepagatti. Tubi enormi, del diametro superiore a un metro, e lunghi quasi dieci metri, sono stati trasportati e poggiati alla rinfusa sull’ampia zona transennata, di 24mila metri quadrati, su cui sorgeranno gli immobili della nuova struttura contro la quale si sono schierati gli ambientalisti, con il Wwf in prima linea, le associazioni dei commercianti ed il Movimento 5 Stelle. Oltre agli enormi tubi, spuntano anche pozzetti di raccolta dell’acqua, in cemento armato, altrettanto grandi. E quindi le ruspe, che ieri, alle 11, erano comunque ferme quando sono state scattate le fotografie che pubblichiamo. A realizzare l’opera è la società bergamasca Sile che si è affidata all’ingegnere teatino Domenico Merlino. Questi, oltre ad esserne il progettista, sta interloquendo con i vari enti locali o comunque pubblici chiamati in causa per le autorizzazioni concesse ma poi sospese. Parliamo quindi dei Comuni di Chieti e Cepagatti, del Genio Civile, quindi della Regione, oltre che dell’Autorità dei Bacini. Ma chi ha autorizzato quelle che, a tutti gli effetti, appaiono come costose opere per realizzare i sottoservizi, cioè le fogne, del nuovo e grande centro commerciale?
Dal Comune di Chieti escludono di aver rilasciato permessi. Lo stesso si può dire del Comune di Cepagatti dove il vicesindaco, Domenico Di Meo, interpellato dal Centro, conferma la notizia della concessione ancora sospesa, fino a che il Genio Civile non sarà più preciso, e aggiunge di aver ricevuto dall’ingegner Merlino ultimamente solo una richiesta di voltura dalla società Sirecc, l’impresa inizialmente autorizzata ma poi stoppata nel 2014, alla Sile, che ne ha preso il posto. Ma neppure questa richiesta, conferma il vicesindaco, è stata finora accolta. Per quanto riguarda, infine, il Genio civile c’è da dire che ieri mattina il governatore, Luciano D’Alfonso, informato dei lavori in corso per sistemare i tubi di raccolta delle acqua, ha immediatamente preso contatti con il servizio diretto dall’ingegner Vittorio Di Biase chiedendo di attivarsi con un sopralluogo. Insomma sembra che questi lavori, che avvengono prima che il Tar si pronunci all’udienza fissata per il 23 marzo, non siano stati autorizzati da nessuno. In attesa di svelare il giallo delle fogne, ricordiamo che la procura di Chieti, a dicembre, ha avviato un’inchiesta sulla realizzazione di un lungo muro di metallo che separa l’area di cantiere dal fiume Pescara a mo’ di diga per evitare allagamenti in caso di nuovi straripamenti del corso d’acqua.
E’ una struttura costata oltre un milione di euro, alta due metri e lunga mille, già certificata dal Genio civile che, a proposito di questi lavori, ha comunicato il 19 gennaio alla Sile il via libera, senza però precisare alcunché sulla revoca del divieto a costruire emesso dallo stesso ente nel 2014. E proprio su quest’ultimo passaggio equivoco dell’atto del Genio Civile il Comune di Chieti, con una mail inviata il 24 gennaio anche al presidente D’Alfonso, ha chiesto lumi. Ma le ruspe già stanno scavando.