Caos nel reparto, ecco le denunce Sicurezza rafforzata all’ospedale

Porte scardinate e urla tra i malati, la polizia pronta a contestare i reati di danneggiamento e minacce Il caso al centro di un vertice convocato dal prefetto: sarà potenziato anche il posto fisso del presidio
PESCARA. Prefettura, procura e forze dell’ordine si schierano con i medici e gli infermieri finiti nel mirino di un gruppo di rom che, dopo il decesso di un capostipite, ha danneggiato il reparto di Oncologia fino a scardinare le porte. Un’aggressione che non resterà senza colpevoli, questo il punto fermo emerso ieri al termine del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto Flavio Ferdani: per i rom, sono in arrivo denunce per minaccia e danneggiamento.
Alla riunione ha partecipato anche il direttore generale Asl Vero Michitelli che, ai vertici delle forze dell’ordine, ha affidato il grido di allarme e la richiesta di aiuto dei camici bianchi, in prima linea per salvare le vite ma esposti a una violenza che, negli ultimi giorni, è diventata incontrollata, dal Pronto soccorso di Foggia fino all’Oncologia di Pescara. «Il bisogno di sicurezza è stato raccolto», commenta Michitelli, «ci saranno presto un rafforzamento dell’attività di vigilanza e un potenziamento del posto di fisso di polizia all’interno dell’ospedale. Una riunione senza dubbio costruttiva».
Intorno al tavolo con il prefetto e il manager Asl, anche il procuratore Giuseppe Bellelli, il questore Carlo Solimene, il comandante provinciale dei carabinieri Stefano Ranalletta, il comandante della guardia di finanza Giuseppe Lopez e il comandante della polizia locale Danilo Palestini. «Sono orgoglioso del personale sanitario che si prodiga per la salute dei malati, non è giusto né accettabile che medici, infermieri e operatori siano trattati in questo modo», dice Michitelli, «a fronte di una malattia dall’esito irreversibile, il personale è stato accusato immotivatamente di omicidio e minacciato, fino a scardinare le porte: questo non si deve più ripetere. Episodi del genere sono da condannare e mi auguro che gli autori siano trovati e paghino per quello che hanno fatto. Di certo», continua il direttore generale, «c’è tanta solidarietà intorno all’ospedale e questo mi soddisfa: ringrazio prefetto, procuratore e forze dell’ordine per l’attenzione al caso».
La Asl ha aperto un’indagine interna per capire quello che è successo intorno alle 6 del mattino di giovedì scorso quando il reparto in cui convivono sofferenza e speranza si è trasformato in uno scenario di guerriglia: «Il paziente era affetto da una grave forma di neoplasia non reversibile e di questa circostanza i parenti erano stati edotti», dice il manager Asl, «a seguito delle richieste dei familiari, il paziente è stato dimesso il 9 settembre ma, in seguito, mentre era a casa le sue condizioni sono peggiorate e si è reso necessario un ulteriore ricovero. Il paziente è stato assistito ma, nella notte, il quadro clinico è peggiorato e, verso le 6.15, del mattino è avvenuto il decesso: in queste condizioni», conclude Michitelli, «la morte non è stata una sorpresa per nessuno». C’è scritto questo in una relazione firmata dal primario di Oncologia, Giordano Beretta, e consegnata nelle mani di Michitelli. Ma all’ospedale è scoppiato il caos con il reparto di Oncologia invaso dalla rabbia dei rom: uno ha bloccato la porta con un piede e tutti gli altri sono entrati come se fosse un bar. La risposta delle istituzioni, così è stato deciso ieri, arriverà e sarà visibile: «Ci sarà un potenziamento del presidio di sicurezza», la promessa fatta a Michitelli.

