Carabiniere del Noe di 45 anni si spara nel bagno dell’ufficio

12 Gennaio 2020

È Alessandro De Luca, pescarese. I primi a dare l’allarme i colleghi che hanno sentito il colpo Ma non c’è stato nulla da fare. Sul posto è arrivato da Roma anche il generale Maurizio Ferla

PESCARA. Si è chiuso nel bagno dell’ufficio e si è sparato un colpo di pistola alla testa. È morto così un carabiniere di Pescara di 45 anni, Alessandro De Luca, che ieri mattina ha deciso di farla finita usando la pistola d’ordinanza. Una tragedia inattesa per i colleghi, che hanno sentito quel colpo e chiesto subito l’intervento del personale del 118 sperando che i medici potessero fare qualcosa per salvarlo. È accaduto tutto poco prima delle 9, mentre stava per cominciare una giornata di lavoro nella centralissima via Venezia.
Il 45enne, che lavorava per il Nucleo operativo ecologico di Pescara dei carabinieri, si è infilato nel bagno dell’ufficio, all’ottavo piano dell’edificio al civico 4 di via Venezia, e ha compiuto il gesto estremo. In quegli istanti nessuna titubanza nel portare avanti un progetto meditato chissà quanto, perché ha mirato alla testa. Non è chiaro cosa lo turbasse, cosa abbia scatenato il desiderio di chiudere i conti con una vita che per lui, probabilmente, appariva troppo difficile da portare avanti, da gestire.
Dopo quel colpo i colleghi hanno fatto partire la richiesta di aiuto, ma il personale del 118 non ha potuto far niente per il 45enne. E nei locali di via Venezia sono arrivati i rappresentanti dell’Arma, a partire dai colleghi pescaresi del 45enne fino ai suoi superiori.
Da Roma sono arrivati il generale Maurizio Ferla, comandante dei carabinieri per la Tutela Ambientale, e il tenente colonnello Giuseppe Adinolfi che comanda il gruppo Tutela ambiente di Roma. Negli spazi del Noe anche il colonnello Gaetano La Rocca, comandante del Reparto operativo di Pescara, il colonnello Antonio Bandelli, alla guida del Nucleo investigativo, e il capitano Antonio Di Mauro, comandante della Compagnia di Pescara.
Grande lo sconforto di tutti, volti tirati, pochissime parole: inutile qualsiasi considerazione per una scelta, quella del 45enne, che manifesta un male di vivere profondo, che dev’essere sembrato incontenibile, e che non ha trovato altro modo per manifestarsi.
In via Venezia sono arrivati anche il sostituto procuratore Salvatore Campochiaro, che si è occupato del caso, e il medico legale Luigi Miccolis, che ha dovuto accertare le cause della morte di De Luca.
Mille le domande su questa scelta così estrema da parte del 45enne che aveva prestato servizio anche ad Ancora, per poi tornare a Pescara, la sua città: lascia la compagna (era stato sposato ed era divorziato), i genitori e un fratello, un maresciallo dell’Arma.
Nell’ufficio centralissimo di Pescara gli accertamenti sono andati avanti per ore, tra il dolore e l’incredulità di tutti, e alle 13,30 la salma ha lasciato la sede del Noe sotto gli occhi dei colleghi di De Luca che hanno quasi voluto “proteggere” il carabiniere, facendogli da scudo rispetto agli sguardi dei pedoni e degli automobilisti fermi al semaforo dell’incrocio con corso Vittorio Emanuele. Ed è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale per la ricognizione cadaverica. Ora si attende che la Procura la metta a disposizione dei familiari per i funerali, l’ultimo addio.
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