Caramanico, 2 milioni per bloccare le frane

14 Febbraio 2019

Il Comune ha previsto gli interventi anti-dissesto lungo il fiume Orta e nell’area del Pisciarello

CARAMANICO TERME. Il paese alle falde della Majella, nella valle dell’Orta, ricco di acque e dotato di un meraviglioso patrimonio naturalistico, nel passato e in tempi recenti, ha sempre registrato eventi critici in ambito idrogeologico. Una delle più grandi frane, quella del 1989 tra Caramanico e Sant'Eufemia a Majella, determinò una lunga interruzione dei collegamenti principali tra i due paesi montani. Enormi massi si staccarono, invece, dal monte La Civita, come quello di 150 tonnellate caduto sulla statale 487 nel novembre del 2012.
Un territorio, quello della Valle dell’Orta, che ha dispensato tanti episodi preoccupanti, al punto che il sindaco Simone Angelucci ricevette, nel dicembre 2015, la visita dell’allora capo della Protezione civile Franco Gabrielli e l’università di Firenze attribuì priorità massima per le situazioni di dissesto del territorio caramanichese. Il Comune, perciò, negli ultimi anni ha messo in piedi studi mirati e proposto due interventi, regolarmente finanziati, scaturiti dalle scelte progettuali adottate, coerenti con il risultato dell’indagine geologica e geotecnica condotta dal geologo di Caramanico Silvio Cavallucci. Il primo, più importante, di un milione e 300 mila euro, sarà realizzato lungo il corso del fiume Orta, con l’obiettivo di stabilizzare l’alveo, attraverso la costruzione di tre briglie (sbarramenti che trattengono il trasporto solido facendo defluire solo le acque), controbriglie e opere di difesa e consolidamento spondale, lavoro affidato all’ingegner Claudio Alberico. Il secondo, di 400 mila euro, è già avviato, localizzato a ridosso della nota area detta del Pisciarello, così chiamata per la famosa sorgente di acqua oligominerale lì presente. Un lavoro altrettanto delicato, seguito dall’ingegnere Enrico De Novellis, messo in atto dall'amministrazione comunale, con contributo della Regione Abruzzo, «perché», spiega il sindaco Angelucci, «il movimento gravitativo, sempre originatosi dall’Orta, mostrava un andamento retrogressivo con arretramento del ciglio dei calanchi verso una zona del centro abitato, viale Nicola D’Antino, la strada che si snoda immediatamente sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore, principale monumento storico del paese, e minaccia sempre di più le abitazioni del centro storico». In questo caso l’intervento consiste nella costruzione di paratie di pali, trincee drenanti e altri speciali interventi di ingegneria naturalistica tesi a stabilizzare l’area. «Questo tipo di lavori, che si sono concretizzati con la sinergia di amministrazione, tecnici e Regione», spiega Angelucci, «necessitano di attenzione istituzionale da parte degli enti sovraordinati, che sono l’unico riferimento per i comuni dell’entroterra alle prese con problemi molto più grandi dei propri bilanci e competenze. Solo con la garanzia della sicurezza», conclude il primo cittadino, «riusciremo a promuovere questi territori che dispensano qualità della vita e bellezza».
Altri dissesti sui quali intervenire con urgenza, e ancora in fase di studio da parte dell’amministrazione, riguardano la messa in sicurezza del monte La Civita e della vasta zona Sant’Elena-Vetritillo, a ridosso dell’omonimo centro sportivo e della piscina comunale.
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