Caramanico al voto, è scontro sulle terme

Il sindaco uscente De Acetis presenta i candidati, contro di lui l’ex presidente degli albergatori Parone
CARAMANICO. Si chiama “Caramanico Terme Futura” la lista del sindaco uscente Luigi De Acetis presentata nei giorni scorsi a Caramanico Terme in vista delle amministrative dell'8 e 9 giugno. Ne fanno parte il vice sindaco Antonio De Vita, Jorge Filippo d'Ercole, Danilo D'Ortona, Alessio Faccia, Gaia Gibellini, Nicola Orsini, Maria Pastore, Giustino Sanelli, Luigi Tobia e Angelo Villani.
La sfida di De Acetis, 47 anni, è con il candidato Franco Parone, 67 anni, ex presidente degli albergatori e imprenditore, a capo della lista “Rinascita Caramanico Terme”. Tra i progetti futuri annunciati dall'attuale amministrazione vi sono «una pista sintetica in plastica lunga 150 metri, in contrada Decontra, per sciare d'estate e d'inverno; la realizzazione di un parcheggio multipiano coperto con un migliaio di posti auto nell'area Vallocchia; il rifacimento del vecchio mulino Morizio e la ripavimentazione di viale Fontegrande».
Tra gli obiettivi raggiunti dalla prima legislatura targata De Acetis «la riacquisizione, da privati, delle sorgenti sulfuree che dopo 100 anni tornano al Comune», spiegano De Acetis e il vice De Vita, «e un altro storico risultato sono i 9, 5 milioni di euro che saranno utilizzati per realizzare il grande parco delle piscine termali nella Piana di Santa Croce che cambierà il volto del paese perché avremo turisti tutto l'anno puntando alla destagionalizzazione che è sempre stato un altro grande problema di Caramanico».
Caramanico è da sempre località legata alle Terme che non esistono più da cinque anni. Ma la comunità non ha mai smesso di credere che la struttura termale, chiusa dal 2019 e ormai deteriorata, possa riaprire, malgrado si prospettino tempi lunghi. Sulla questione il vice sindaco De Vita ha lanciato un appello ai curatori fallimentari: «Le Terme in vendita», afferma, «sono troppo costose. Se non si abbassano i prezzi nessuno acquisterà gli impianti chiusi da cinque anni e ormai abbandonati al degrado. Questa situazione di anni di stallo sta creando danni all'economia di Caramanico e all'indotto». Oltre sei milioni per il primo lotto (impianto termale) e oltre 8 per la struttura alberghiera «sono troppi, soprattutto per le condizioni fatiscenti in cui versa l'impianto» di via Torre Alta.

