Caramanico, le Terme falliscono: debiti per circa 25 milioni di euro

20 Ottobre 2021

Il Tribunale decreta la fine irreversibile: società non più in grado di far fronte al lungo elenco di creditori Vani anche gli interventi della Regione per riuscire a salvare i 150 lavoratori licenziati nei mesi scorsi 

PESCARA. Il tribunale di Pescara decreta il fallimento delle Terme di Caramanico. Con la sentenza depositata il 14 ottobre scorso (presidente Elio Bongrazio, giudice estensore Domenica Capezzera), dopo anni molto difficili per la storica struttura, ecco che viene scritta la parola fine per un Centro che era di eccellenza dal punto di vista medico per la validità delle sue cure termali e che, soprattutto, rappresentava una delle più importanti risorse del territorio. Il ricorso che ha decretato il fallimento venne depositato a maggio scorso da un fornitore. Ma ormai era da tempo che la situazione economica delle Terme era divenuta altamente a rischio tanto che il tribunale nominò Guglielmo Lancasteri amministratore giudiziario che ha preso atto della drammatica situazione societaria e chiesto senza indugio il fallimento. Lungo l’elenco dei creditori e numerosi i decreti ingiuntivi a carico della società, arrivata ad avere debiti per circa 25 milioni di euro, di cui 7 verso l’erario e 750mila verso gli enti previdenziali.
Sulla decisione ha pesato il progressivo deterioramento della situazione economico-finanziaria della società non più in grado di far fronte ai propri rilevantissimi debiti.
Il tribunale ha giudicato quindi in sentenza la situazione della società irreversibile in ragione del progressivo deterioramento economico-finanziario.
Una situazione di dissesto che era stata suffragata anche dal tribunale dell’Aquila, sezione specializzata in materia di imprese, che aveva disposto anche la revoca dell'amministratore unico della società Franco Masci.
A nulla sono purtroppo serviti negli anni gli interventi della Regione Abruzzo che, già nel 2019, dopo una prima crisi, aveva comunque permesso una riapertura, seppure con un numero ridotto di lavoratori. Giudice delegato è stato nominato Elio Bongrazio e curatori l'avvocato Carlo Del Torto e il dottor Michele Pomponio.
Il tribunale ha anche disposto che i curatori provvedano all'immediata apposizione dei sigilli su tutti i beni mobili ubicati presso le sedi dell'impresa.
Fissata al primo marzo prossimo, invece, l'adunanza per l’esame dello stato passivo.
Una sentenza che decreta quindi la fine della storica società che aveva dato lustro all’Abruzzo anche e soprattutto per la qualità delle sue acque: sicuramente la fine del polo termale più importante della Regione che con i suoi 15 mila utenti annuali dell'impianto faceva da traino a tutto il settore turistico-alberghiero e non solo.
Gli operatori turistici auspicano la riapertura in tempi brevi del complesso termale tramite un bando che conceda in affitto l’azienda e la sua successiva vendita ad operatori esperti e qualificati.
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