Carcere, un altro agente aggredito Pescara diventa un caso nazionale

Spinte e botte dopo la visita medica: è il quinto poliziotto in malattia a causa di una colluttazione Il Sappe: «Basta mischiare detenuti psichiatrici e normali, bisogna reintegrare subito l’organico»
PESCARA. Nuova aggressione nel carcere di San Donato, che costa sette giorni di prognosi a un agente aggredito da detenuto dopo una visita psichiatrica. Un evento che ha portato a intervenire anche i vertici del Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che già ha fatto sentire la sua voce con i referenti locali.
«Ieri un detenuto italiano del reparto giudiziario era andato per una consulenza al reparto psichiatrico, dove c’è la camera adibita a visite specialistiche», racconta Felice Rignanese, segretario provinciale del Sappe, «dopo la valutazione medica, mentre stava uscendo dal reparto per fare rientro in cella, il recluso ha aggredito prima verbalmente, e poi materialmente, l’assistente addetto alla sezione, spingendolo violentemente e tentando di colpirlo. Il poliziotto, difendendosi, è riuscito a limitare i danni», continua Rignanese, «scansando altri colpi che gli venivano indirizzati, e con l’intervento immediato degli altri agenti è riuscito a scongiurare il peggio».
Il poliziotto aggredito poi è andato in Pronto soccorso, da dove è uscito con sette giorni di prognosi. «Il fatto accaduto segue anche l’altra vicenda che il 23 ottobre scorso ha visto altri tre assistenti della polizia penitenziaria contusi per un altro caso accaduto nel carcere di Pescara», aggiunge il segretario provinciale del Sappe, «lo stillicidio non ha fine, visto che al momento risultano in stato di malattia per aggressioni provocate da detenuti cinque assistenti di polizia penitenziaria. L’amministrazione continua a inviare al carcere di Pescara soggetti psichiatrici», lamenta Rignanese, «che, non trovando posto nella sezione idonea, continuano a essere disseminati in tutti i reparti detentivi comuni della nostra casa circondariale, mettendo in pericolo gli stessi altri detenuti sani e tutti coloro che operano nell’istituto».
Sulla vicenda interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, che sollecita ministro e vertici del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) a intervenire: «Questa di Pescara è l’ennesima grave e intollerabile aggressione da parte di detenuti ai danni di appartenenti alla polizia penitenziaria», afferma Capece, che esprime solidarietà al poliziotto contuso.
«Registriamo l’ennesimo episodio di violenza nei confronti di personale appartenente al corpo in servizio», torna a sottolineare il segretario generale, «i detenuti evidentemente sono convinti non di essere in carcere a scontare una pena ma in un albergo, dove possono fare ciò che preferiscono. Ed è grave che la recrudescenza degli eventi critici in carcere», fa notare Capece, «si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica e il cosiddetto “regime penitenziario aperto”, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni del carcere, con controlli sporadici e occasionali da parte della polizia penitenziaria. Al collega contuso la nostra vicinanza e solidarietà, e il ringraziamento per l’intervento di chi ha permesso di bloccare il detenuto violento. La situazione nelle nostre carceri resta allarmante e la realtà è che i nostri poliziotti continuano a essere aggrediti senza alcun motivo o ragione. Ma è evidente a tutti che è necessario intervenire con urgenza per fronteggiare le costanti criticità penitenziari», conclude Capece, «a cominciare dal ripianamento delle carenze organiche dei reparti di polizia penitenziaria in tutto l’Abruzzo».(e.r.)
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