Caro benzina, già svanite le misure anti-stangata

Il prezzo del carburante torna a superare i due euro a litro in molti distributori E dal 22 aprile sarà peggio perché terminerà del tutto il taglio delle accise
Torna a salire il prezzo del carburante, dopo il crollo dovuto al taglio delle accise. A pochi giorni dall'intervento del Governo per ridurre il costo di benzina e gasolio, infatti, in molti distributori abruzzesi il prezzo dei carburanti è tornato sulla soglia dei due euro al litro per il “servito”. Per il “self”, invece, sulla soglia di 1,80 euro al litro. Oltre che nei distributori autostradali, ieri le due soglie sembrano essere state raggiunte e superate più diffusamente nelle arterie stradali di diverse località del Teramano, almeno secondo i dati più aggiornati dell’Osservaprezzi Carburanti del ministero dello Sviluppo Economico.
I ribassi, arrivati dopo il picco dei prezzi raggiunto a metà del mese di marzo a causa soprattutto della guerra in Ucraina, erano dovuti al taglio delle accise di 25 centesimi, per una riduzione totale di circa 30 centesimi al litro. Ora, però, l'effetto sembra essersi già in parte esaurito, con il prezzo alle pompe di benzina tornato a crescere. E il timore è per quello che potrà accadere dal 22 aprile in poi, quando terminerà il taglio delle accise.
L’EFFETTO DEL TAGLIO
E LA FRENATA DELLA DISCESA
L’obiettivo della misura del Governo di due settimane fa era quello di far indietreggiare il prezzo dei carburanti entro la soglia psicologica dei 2 euro al litro, tagliando le accise e potenziando il ruolo del Garante per la sorveglianza dei prezzi. Il monitoraggio del Garante ha lo scopo di prevenire e riparare ad aumenti direttamente in loco, nel singolo benzinaio. Per questo, in caso di violazione, le imprese possono andare incontro a sanzioni da 500 a 5 mila euro.
Il decreto governativo ha effettivamente prodotto un calo drastico dei prezzi, favorito anche da un calo del costo del petrolio. Secondo i dati settimanali forniti dallo stesso ministero dello Sviluppo economico, infatti, in Italia il picco si è raggiunto nella settimana dal 7 al 13 marzo, cioè subito prima del decreto, quando il costo medio della benzina è stato di 2,184 euro al litro, mentre quello del gasolio di 2,154. Poi il calo, fino all’ultimo dato disponibile, quello della settimana tra il 21 e il 27 marzo, quando la benzina è costata 1,870 al litro e il gasolio 1,857.
In attesa che i nuovi dati settimanali mostrino ufficialmente la frenata ella discesa dei prezzi, ieri l’Osservatorio del ministero segnalava il raggiungimento del picco dei due euro al litro con il servito in molti distributori abruzzesi, con veri e propri record nel Teramano.
I TIMORI PER IL 21 APRILE
Il decreto Taglia prezzi del Governo, ad ogni modo, è in vigore per un intervallo di tempo piuttosto ristretto: un solo mese. Il 22 aprile, quindi, se non verrà approvata una proroga del taglio delle accise, il prezzo della benzina verrà nuovamente gestito esclusivamente dalle leggi del mercato.
A oggi è presto per capire cosa deciderà il Governo. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, però, durante la conferenza stampa di presentazione del decreto, aveva già cercato di delineare le mosse future dell’Esecutivo sul fronte del caro carburanti: tutto dipenderà dall’andamento del mercato e del conflitto in Ucraina, se dovesse persistere l’instabilità nel prezzo il Governo deciderà di conseguenza.
Per ora, quindi, mentre sembra essere svanita una parte dell’effetto benefico del taglio delle accise, restano i timori per una possibile nuova stangata in arrivo dopo il 22 aprile.

