Caro gasolio, da oggi stop della marineria

Non sono arrivati gli aiuti richiesti, riprende lo stato di agitazione. Scordella: subito un tavolo di crisi
PESCARA. La marineria si ferma, per protesta. I pescherecci non andranno in mare e resteranno in porto perché non ce la fanno più a sostenere le spese, a partire da quella del gasolio che sta mettendo in ginocchio la categoria. Lo stop non è solo locale, ma riguarda tutta la regione e anche altre regioni, ed è previsto già da oggi. Non è stata ancora decisa la fine dello stato di agitazione, soprattutto perché il fronte non è compatto, ma è stato ipotizzato il blocco di una settimana.
La decisione è stata presa ieri, a Termoli, nel corso di una assemblea interregionale per fare il punto 15 giorni dopo l’incontro nazionale promosso a Pescara che ha visto la partecipazione del presidente delle marinerie d’Italia Francesco Caldaroni. In quella sede erano state lanciate delle richieste precise, come il taglio del prezzo del gasolio, il blocco dei mutui e l’attivazione della cassa integrazione, per aiutare armatori e marinai a superare un periodo drammatico. In queste due settimane si pensava, o forse sperava, di ricevere un segnale da Roma, ma non è accaduto nulla così come non sono ancora arrivati i fondi annunciati a marzo a margine di una prima protesta nazionale, finalizzati a sostenere la categoria. Francesco Scordella, presidente dell’Associazione Armatori Pescara, spera che si raggiunga l’unanimità, per lanciare un segnale forte e anche per evitare che il prezzo del pesce salga, essendocene meno, solo a beneficio di alcuni. Fino ad ora, dopo l’incontro a Termoli, hanno aderito le regioni del sud, dalla Puglia all’Abruzzo, e anche le Marche, mentre «Chioggia è titubante e ci sono delle spaccature anche altrove». Per questo gli armatori più decisi raggiungeranno i vari porti per convincere quanti più colleghi possibili.
«C’è chi vuole continuare a lavorare, ma sono iniziative dei singoli e sono dettate dalla disperazione perché c’è chi è indebitato. Ma lavorare in queste condizioni porta solo alla morte», dice Scordella sempre più sconfortato. Nelle ultime settimane è sorto anche un altro problema. «Per cercare di risparmiare qualcuno ha ridotto il personale a bordo ma così si rischia in termini di sicurezza. E il nostro è già un lavoro rischioso. Poi, i marittimi vengono pagati in proporzione al fatturato ma di questi tempi quello che si guadagna viene usato per le spese, per cui si avverte il malcontento del personale», dice sempre il rappresentante della marineria.
A Pescara qualcuno si è fermato già da un po’, da quindici giorni o poco più, «perché il gasolio si mangia tutto, ma questo non interessa a nessuno dei nostri interlocutori». Lo dimostra il fatto che in 15 giorni non si è mosso nulla. «Il presidente della Regione Marco Marsilio è intervenuto con il presidente della conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga ma le lettere non portano pane. Serve un tavolo di crisi che ascolti i rappresentanti delle marinerie. E serve subito. Perché qui si naviga nel buio», conclude. Intanto domani è previsto un incontro a Roma con il sottosegretario alla Pesca Francesco Battistoni.

