Cartoline anti-solitudine da Covid

8 Febbraio 2021

A Pennapiedimonte il progetto Fuoriporta: «Scambi di ricordi e tanto coraggio»

PENNAPIEDIMONTE. In fondo per i piccoli borghi dell’entroterra è un modo per resistere, schiacciati dallo spopolamento e con i pochi residenti combattuti dall’impossibilità di stare insieme a causa del Covid-19. È una sorta di riscatto di quella piccola popolazione interna dell’Abruzzo che, approfittando della pandemia, cerca di ricreare relazioni di fiducia e anche di prossimità. Ne sanno qualcosa Giulia Ferrante, dialettologa e sociologa, e Marta Santone, artista, entrambe di Chieti, con un passato di studi all’estero ma con la loro terra sempre nel cuore perché, dicono, «l’Abruzzo è proprio bello».
IL PROGETTO Le due professioniste hanno messo su il progetto “Fuoriporta” a Pennapiedimonte, 445 abitanti, sul versante orientale della Maiella, a 669metri di altitudine. Funziona così: hanno creato una cartolina che riporta sul fronte l’immagine di un paese di montagna, realizzato dalla Santone; sul retro c’è una frase di un personaggio del paese - hanno cominciato con i pastori - immortalata dalla Ferrante. Due postini improvvisati, Luca Cocco e Daniel Di Santo, pennesi d’origine, suonano alle case e consegnano ai residenti la cartolina in cambio di una storia da raccontare sul paese o che sia comunque legata al borgo. Insomma, un ricordo di Pennapiedimonte. Ne viene fuori un video che, su Facebook, fa sentire i pennesi più uniti in queste stagioni i cui le distanze fisiche si sono moltiplicate. L’iniziativa, ancora alle prime battute, finirà anche all’estero, coinvolgendo gli emigrati iscritti nelle liste dell’Aire, più o meno un centinaio dicono in municipio.
LA COMUNICAZIONE «Fuoriporta», spiega Giulia Ferrante, «nasce perché non ci sembra giusto fermarci in questo momento particolare caratterizzato dal Covid-19. Anzi, pensiamo che ora ancora di più, vista l’emergenza pandemia, si debbano cercare nuove maniere per comunicare». «Tutti i pennesi», sottolinea il sindaco Levino Di Placido, «con questa opportunità condividono nomi, storie, ricordi sul paese, sia i più anziani che i più giovani. Magari c’è chi usa nomi più antichi e chi invece più moderni, ma ricordarli è sempre una cosa preziosa, capace di legare le persone». «Di questi tempi», riprende Ferrante, «nei paesi piccoli ci sono sempre meno abitanti; come se non bastasse, la quarantena ci sta quasi facendo rinunciare alla voglia di unirci. Così, abbiamo pensato a un modo per resistere: regaliamoci dei racconti a domicilio, sulla porta di casa. L’obiettivo a lungo termine è di costruire una comunità coesa intorno a una nuova e positiva consapevolezza della propria identità linguistico-culturale che incentivi le nuove relazioni a mantenere il legame con il territorio ed eventualmente ne migliori le prospettive». Le testimonianze sono state divulgate sul sito: https://raccontiadomicilio.wixsite.com/fuoriporta. Ben 16 i racconti raccolti. Provengono da Antonello D’Ascanio, Tonina Perseo, Antonio Di Placido, Aurelia Di Santo, Maria Cristina Valerio, Maria Di Bello, Anna Concetta Fabrizio, Celeste D’Amore, Maria Perseo, Domenica Di Prinzio, Concezio “Cettino” Capetola, Ginetta Di Giorgio, Maria Di Santo, Maria Carmela Di Giorgio, Filomena Di Bello, Concetta Perseo.
IL LABORATORIO È nato anche il laboratorio Itinerari Fuoriporta, pensato per la realizzazione di altre cartoline da inviare ai pennesi all’estero, per continuare a parlare di luoghi, storie e memorie anche a lunga distanza. «Ci è sembrata una buona idea», aggiunge Ferrante, «quella di fare realizzare queste cartoline dagli abitanti stessi del paese, cosicché abbiamo pensato di lavorare a un percorso creativo che verta attorno al tema del luogo da vari punti di vista: artistico, linguistico, letterario o altro». Gli incontri consisteranno in una parte teorica e una parte pratica, in cui verranno assegnati dei piccoli esercizi da svolgere singolarmente e presentati durante le lezioni sulla piattaforma Zoom. Il progetto è agli inizi, non è finanziato e si svolge, per ora, su base volontaria.
IL POSTINO «È un’esperienza bellissima», commenta Daniel Di Santo, uno dei due distributore di cartoline, «perché ti mette in relazione con i compaesani ascoltando storie interessanti che riaffiorano nei loro ricordi. Con l’emergenza Covid-19, poi, fare due chiacchiere anche a distanza è il modo giusto per sentirsi risollevati».
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