le presunte case chiuse

Casa del sesso all’Aquila, la cinese nega le accuse

20 Agosto 2026

«Mai preso soldi né gestito clienti. Non parlo una parola d’italiano»: la difesa della donna tramite avvocato e traduttore

L’AQUILA

«La mia assistita non ha sfruttato nessuno, né tantomeno ha tratto alcun vantaggio economico in relazione a quanto emerso dall’attività d’indagine». Ha respinto ogni accusa, ieri, la donna cinese di 44 anni rimasta coinvolta nell’inchiesta della Procura dell’Aquila, che ha messo nel mirino un appartamento di via Mausonia, tra il 2024 e il 2025 oggetto di un insolito viavai di persone. Tutte attratte, stando all’attività d’indagine portata avanti dalla Squadra mobile del capoluogo abruzzese, dalla possibilità di usufruire di prestazioni sessuali a pagamento da parte di donne orientali. L’indagata, già destinataria del divieto di dimora nel capoluogo abruzzese – in essere dallo scorso 10 agosto – ieri non si è presentata a palazzo di giustizia, anche se ha spiegato le sue ragioni al giudice Jolanda Di Rosa per il tramite del suo difensore, l’avvocato Mirella Adornati, e di una traduttrice, la dottoressa Yanmei Xie.

LE ACCUSE A SUO CARICO
Quattro in tutto gli indagati finiti nell’inchiesta sulla cosiddetta “casa del piacere” di via Mausonia, tra cui tre donne cinesi e un aquilano, quest’ultimo difeso dall’avvocato Massimiliano Nardecchia. I quattro sono tutti accusati di aver partecipato, a vario titolo, «all’esercizio e all’amministrazione della casa di prostituzione ove veniva agevolata, favorita e sfruttata l’attività di meretricio di donne di origine cinese reclutate a tale scopo». La 44enne, in particolare, secondo la Procura, «organizzava gli appuntamenti con i clienti, stabiliva il prezzo a prestazione sessuale – pari abitualmente a 50 euro – intratteneva i clienti stessi in attesa del loro turno, riscuoteva il prezzo della prestazione (a volte direttamente dal cliente, a volte facendoselo consegnare dalla prostituta) e coordinava ogni aspetto dell’attività di meretricio all’interno della casa, compreso l’approvvigionamento dei beni necessari al mantenimento della stessa».

LA DIFESA
«Non vi è stato alcun ritorno economico a vantaggio della mia assistita, né la stessa ha mai avuto alcun ruolo nella vicenda contestata», ha ribadito l’avvocato Adornati a margine dell’interrogatorio. «Men che meno si può sostenere l’ipotesi di una sua partecipazione sul piano organizzativo, attesa l’estrema difficoltà nella comprensione della lingua italiana».

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