Casale: mascherine e distanze da rispettare anche nella fase 2

CHIETI. «Il 4 maggio non si tornerà alla vita normale. Nella fase 2 bisogna mantenere le stesse misure igienico-profilattiche di adesso: uso di mascherine, sanificazione dei posti di lavoro e...
CHIETI. «Il 4 maggio non si tornerà alla vita normale. Nella fase 2 bisogna mantenere le stesse misure igienico-profilattiche di adesso: uso di mascherine, sanificazione dei posti di lavoro e distanziamento sociale». A parlare, a nome di tanti colleghi abruzzesi, è Ezio Casale, da 14 anni presidente dell’Ordine dei medici di Chieti, che dà consigli utili ai cittadini su come affrontare la fase 2 e invita a non abbassare la guardia perché «il virus non è scomparso».
Dottor Casale, il 4 maggio segnerà davvero la fine del lockdown e il ritorno ad una vita normale?
«Sicuramente no. Bisogna essere molto prudenti e cauti. Non bisogna abbassare la guardia come vedo fare purtroppo da tante persone tornate a circolare liberamente per le strade».
Vuole dire che in giro c’è la percezione che il coronavirus sia stato sconfitto?
«Il virus non è scomparso ma sta circolando in maniera più lenta e limitata. I dati che abbiamo a disposizione ci indicano che siamo ancora immersi nella fase 1. Il numero dei contagi aumenta quotidianamente, seppur più lentamente. Ciò che diminuisce è il numero dei ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive. Questi due dati indicano che le misure di contenimento fin qui adottate hanno funzionato, ma non c’è da rilassarsi».
Quali sono i rischi che possiamo correre nelle prossime settimane?
«Esistono moltissime persone positive asintomatiche non sottoposte a test e che sono di un numero dieci volte superiore rispetto alle persone contagiate dall’inizio della pandemia che sono oltre 175mila. Queste persone Covid positive asintomatiche in questo periodo sono state isolate, ma una volta che torneranno a circolare liberamente potranno infettare nuove persone e quindi possono riaccendere piccoli focolai e portare a nuovi ricoveri e decessi».
Cosa bisogna fare per prepararsi alla fase 2?
«Bisogna fare più tamponi non soltanto agli operatori sanitari, ma anche alle persone normali per isolare gli asintomatici e per avere un quadro generale sulla popolazione. Bisogna, inoltre, eseguire test sierologici per capire l’andamento dell’epidemia e la sua incidenza».
Anche nella fase 2 dovranno essere rispettate le regole di distanziamento sociale e occorrerà usare le mascherine?
«Certo, bisogna mettere in atto tutte quelle misure igienico-profilattiche sia a livello individuale che collettivo. Mi riferisco all’uso delle mascherine e degli altri dispositivi individuali di protezione, alle buone regole di igiene personale e alla sanificazione dei posti di lavoro».
In Italia 100mila medici di base hanno chiesto al governo di potenziare la medicina territoriale in vista della fase 2. Anche lei è d’accordo?
«Assolutamente sì. È l’aspetto più importante per la fase 2. I medici di base, messi nelle condizioni di sicurezza, sono in grado di gestire a domicilio i pazienti positivi al Covid-19 e di intervenire precocemente con una terapia domiciliare per evitare che questi soggetti si aggravino e siano costretti a ricoverarsi negli ospedali e ad occupare post in terapia intensiva».
Dall’inizio dell’epidemia sono 130 i medici morti. Sono numeri impietosi, non crede?
«Per avere un numero così elevato di mortalità tra i medici bisogna risalire alla prima guerra mondiale. E mi permetta di aggiungere una cosa».
Prego.
«Per i medici è avvilente assistere allo scambio di accuse tra fazioni politiche che scaricano responsabilità sulla cattiva gestione della pandemia. È sconcertante vedere iniziative diverse prese a livello regionale e comunale con l’utilizzo di test sierologici non validati a livello nazionale e con la ripresa delle attività che varia da regione a regione. È un cattivo malcostume che ci portiamo dietro e che non ci permette di stare uniti come Paese nemmeno ora che siamo in guerra». (g.g.)
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