Case popolari, legge bocciata Discrimina i cittadini stranieri

Il Governo Pd-M5S impugna la norma voluta da Marsilio e Meloni approvata in Consiglio Il governatore: ricorreremo alla Consulta. Il presidente Sospiri: resisteremo in ogni sede
L’AQUILA. La legge regionale sull'assegnazione degli alloggi popolari va riscritta perché discrimina i cittadini stranieri dagli italiani. Con questa motivazione il Consiglio dei ministro ha deciso di impugnarla ritenendola anticostituzionale. Ma è subito polemica. Il centrodestra che guida la Regione accusa il governo Pd-M5S.
MELONI. «Pazzesco. Il Governo impugna la legge di buonsenso della Regione Abruzzo che dice stop alle corsie preferenziali per gli stranieri nell'assegnazione degli alloggi popolari, considerandola “discriminante”. Peccato che gli unici discriminati siano proprio gli italiani, ma evidentemente questo Governo di anti-italiani predilige il principio “prima gli stranieri”». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che dà la stura alla protesta. MARSILIO. «Il Governo ha impugnato la legge perché ha ritenuto discriminatorio chiedere ai cittadini stranieri di certificare la loro condizione di reddito e patrimonio prima di assegnargli una casa popolare. Il governo giallo rosso vuole continuare a difendere il principio contrario: gli italiani devono certificare e dimostrare carte alla mano la loro condizione e sono sottoposti ai controlli, mentre per gli stranieri bisogna fidarsi delle loro dichiarazioni e della loro auto certificazione di essere poveri e di non avere proprietà in patria».
«Difenderemo questa legge di fronte alla Corte Costituzionale e con il sostegno dei tanti cittadini perbene che ci hanno chiesto regole nuove e più severe per ripristinare la legalità e il diritto nelle case popolari». Questa è la dichiarazione del governatore, Marco Marsilio, in merito alla Legge regionale stoppata, di cui aveva fatto un cavallo di battaglia insieme alla sua leader, Meloni.
I MOTIVI. La legge è la numero 34 del 31 ottobre 2019, su "Modifiche alla legge regionale 25 ottobre 1996, n. 96 (Norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione dei relativi canoni di locazione). Il Consiglio dei ministri l'ha bocciata in quanto contiene varie norme che «violano i principi di ragionevolezza, di uguaglianza e non discriminazione di cui all’articolo 3 della Costituzione».
Inoltre le norme sono ritenute invasive della competenza esclusiva statale in materia di «ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali» e di «ordine pubblico e sicurezza» di cui all’articolo 117 della Costituzione.
IL PUNTO CHIAVE. Il Governo si dice però disponibile fin da ora a lavorare con la Regione per trovare una soluzione sugli altri articoli, ma impugna l’articolo 2 dal momento che prevede che, per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, i cittadini non comunitari devono produrre documentazione ulteriore rispetto a quella richiesta ai cittadini italiani e comunitari: la discriminazione fondata sulla nazionalità viola altresì l’articolo 18 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea e l’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, così come ha già evidenziato la Corte Costituzionale.
SOSPIRI. «La Regione Abruzzo resisterà in ogni sede e con ogni strumento alla assurda decisione del Governo. Questa legge che, per la prima volta, ha stabilito parità di trattamento tra cittadini italiani e stranieri, imponendo a tutti di dimostrare la propria condizione economica con atti e documenti, e non con una semplice autocertificazione».
Così dice il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri sottolineando che «fino al pronunciamento della Corte Costituzionale, la legge è regolarmente in vigore e produce i propri effetti, perché per il centrodestra c'è un unico comandamento: legalità assoluta nelle nostre case popolari». Intanto oggi alle 17 all'Aquila, si terrà una conferenza stampa. «Nella legge», prosegue Sospiri, «abbiamo inserito alcuni elementi cardine innovativi e attesi da tempo: si parte da un assunto, ovvero tutti hanno diritto alla casa popolare, italiani e stranieri che, allo stesso modo però, dovranno dimostrare di non essere titolari di altri immobili, in Italia o all'estero, e tutti devono certificare il proprio reddito fiscale. Una previsione che non determina alcuna penalizzazione nei confronti dei cittadini stranieri regolari i quali, attraverso le proprie ambasciate e consolati, possono tranquillamente produrre i documenti necessari, esattamente come previsto per accedere al reddito di cittadinanza».
LIRIS, SIGISMONDI E TESTA. Forte è la reazione dell'assessore Guido Liris: «È assurdo che i cittadini stranieri non debbano certificare il loro reddito e il loro patrimonio, potendo così precedere in graduatoria, in molti casi, i cittadini italiani costretti a denunciare fino all'ultimo centesimo».
«Una scelta di evidente carattere politico tesa ad evitare che gli italiani possano avere gli stessi diritti nell'accesso alle case popolari», commenta invece il coordinatore Fdi, Etel Sigismondi, a cui fa eco il capogruppo Guerino Testa: «Come consiglieri regionali, e come legislatori, ci sentiamo offesi da un metro di giudizio che va oltre il buon senso».

