Caso Marinelli, le difese ricusano il giudice

14 Marzo 2024

«Con i 4 patteggiamenti è già entrato nel merito, è incompatibile». Udienza rinviata, la parola passa alla Corte d’Appello

PESCARA. La seconda udienza preliminare del procedimento a carico dell'imprenditore della sanità privata, Vincenzo Marinelli e degli altri 25 imputati, ieri ha avuto un epilogo annunciato, in quanto il difensore del principale protagonista della vicenda giudiziaria, l’avvocato Augusto La Morgia, ha prima chiesto al gup Giovanni de Rensis di astenersi per incompatibilità e poi, dopo il rigetto, ha presentato una formale istanza di ricusazione, sottoscritta anche da altri difensori. Il perché era stato anticipato dopo l’ultima udienza, al termine della quale il giudice aveva formalizzato quattro patteggiamenti e fra questi quello della dirigente Asl Tiziana Petrella, accusata di corruzione per aver agevolato le gare in favore del gruppo Marinelli.
Questa decisione presa dal giudice, secondo le difese avrebbe creato l'incompatibilità, considerato che, a loro dire, il gup sarebbe entrato nel merito anche sulla questione dei sequestri, anticipando in sostanza una sorta di decisione nel merito e inficiando quello che dovrebbe essere un processo equo e condotto da un giudice terzo che, al contrario, sempre stando ad alcuni difensori, ha invece già compiutamente manifestato il proprio convincimento rispetto ai medesimi fatti di causa.
In sostanza i difensori evidenziano come il giudice, nel concedere il patteggiamento, abbia dovuto per forza di cose stabilire l’esistenza del reato, effettuando quindi una valutazione a monte. Se Petrella (cardine dell'inchiesta in quanto dirigente Asl che avrebbe deciso sugli appalti) è la corrotta è una “concorrente necessaria” del corruttore che viene indicato in Marinelli.
Adesso, sull’istanza di ricusazione formalmente depositata, si dovranno esprimere i giudici della Corte d’Appello dell’Aquila. Di qui il rinvio dell’udienza al 28 maggio, proprio per dare tempo alla Corte di esprimersi a riguardo. E se non dovesse bastare, gli stessi legali, qualora la Corte non dovesse accogliere la ricusazione, chiedono agli stessi giudici aquilani di valutare la questione di legittimità costituzionale da esaminare nella opportuna sede. Stessa situazione riguarda le due figlie di Marinelli, Silvia e Cristiana, difese dal professor Vittorio Manes, sottoscrittore della ricusazione insieme all’avvocato Guglielmo Marconi e al collega Alessandro Vesi, che assistono l’imputato Tommaso Marchese.
Intanto ieri i difensori di Graziano Canonico, l’autista tuttofare di Marinelli (gli avvocati Ernesto Torino Rodriguez e Sara D’Incecco), hanno comunque depositato al giudice la richiesta di patteggiamento concordata con il pm Andrea Di Giovanni, con parere favorevole del magistrato sulla pena concordata di un anno e sei mesi, con l’annullamento del sequestro dell’abitazione dell'imputato. Stessa pena ha chiesto di concordare anche il contabile di Marinelli, Pasquale Sentenza, ottenendo anche lui il parere favorevole del pm. Questa all’attenzione del gup de Rensis, è soltanto la prima tranche della complessa inchiesta: per il 19 marzo è infatti in programma, davanti a un altro gup, Fabrizio Cingolani, la seconda tranche con altri imputati e con altre gare sospette e presunte dazioni corruttive.
Per quanto riguarda gli altri due filoni (terza e quarta tranche) sono nella fase dell’avviso di conclusione delle indagini, ma per diventare richiesta di processo occorrerà che il pm proceda agli interrogatori di alcuni degli indagati che ne hanno fatto richiesta.
In questa prima tranche, appena “congelata” per definire l'istanza di ricusazione del giudice, sono coinvolti, oltre ai già citati imputati, anche Lorenzo Sospiri, Antonio Verna, Paolo Zappalà, Maria Manfellotto, Leone Giansante, Donato Marinelli, Massimo Baliva, Roberto Del Castello, Anna Maria Sismondo, Alessandro Salvati, Massimo Valdes, oltre a 9 fra società e associazioni coinvolte come persone giuridiche. Escono invece per i patteggiamenti, Tiziana Petrella, Fabio Tonelli, Romina Jacoponi e Maurizio Di Giovanni. Contestati i reati di turbativa d'asta, corruzione e reati fiscali, in relazione a cinque gare per un valore complessivo di 35 milioni di euro.