Caso Straccia, il giallo del video: a processo il legale della famiglia

Sparito l’ultimo filmato del ragazzo mentre corre sul molo la sera della scomparsa, il 14 dicembre 2011 L’avvocatessa è accusata di aver sottratto il reperto chiesto dalla commissione parlamentare antimafia
PESCARA. A tredici anni dalla scomparsa di Roberto Straccia (14 dicembre 2011), lo studente universitario marchigiano di Moresco ritrovato morto nelle acque antistanti il litorale di Bari il 7 gennaio del 2012, si torna a parlare di quella tragica vicenda, finita all’attenzione della Commissione parlamentare antimafia. L’occasione è il processo in corso a Pescara a carico dell’avvocatessa romana Marilena Mecchi, legale della famiglia Straccia: è accusata di aver sottratto un corpo di reato dagli uffici giudiziari di Pescara.
Si tratta del filmato che ritraeva l’ultima corsa del 24enne Roberto sul molo di Pescara: le ultime immagini rimaste di quella inspiegabile scomparsa. La famiglia, tramite il proprio legale, si era sempre opposta all’archiviazione del caso firmata dall’attuale procuratore Giuseppe Bellelli (all’epoca sostituto a Pescara), che aveva indagato a tutto campo su quella scomparsa, per poi concludere con un possibile suicidio o caduta accidentale in acqua (sul corpo non c’era alcun segno di violenza). Questo anche dopo aver valutato la pista dell’errore di persona: di un presunto rapimento e omicidio della mala calabrese che avrebbe scambiato Roberto Straccia con il vero obiettivo da eliminare. L’allora procuratore Massimiliano Serpi (nel novembre del 2019) aveva sentito di persona il pentito che aveva tirato fuori questa storia durante una intercettazione in carcere a Lanciano, arrivando a trasmettere il verbale alla distrettuale antimafia dell’Aquila, ma solo per quanto riguardava un traffico di droga venuto fuori dall’interrogatorio, non certo per fatti legati alla scomparsa di Straccia o alle supposizioni del pentito, che non avevano avuto alcun riscontro.
Sta di fatto che quando arrivò l’ennesima richiesta di archiviazione poi accolta (ci sono stati anche ricorsi in Cassazione contro le richieste di archiviazione), la famiglia pensò di interessare anche la Commissione parlamentare antimafia che peraltro aveva anche sentito in audizione il procuratore Bellelli (nel febbraio del 2022) che aveva fornito ogni possibile spiegazione sulla vicenda. Ma la Commissione decise comunque di acquisire la documentazione e soprattutto il filmato dell’ultima corsa di Roberto sul molo prima della sua scomparsa da ogni telecamera della zona (la famiglia e il suo legale sostenevano che quel filmato non era stato esaminato a dovere). Così, l’attuale procuratore Bellelli diede disposizione alla sua pg di raccogliere la documentazione da trasmettere a Roma, compreso il filmato. Filmato che non venne ritrovato nell’ufficio “corpi di reato” dove era custodito. E questo perché, stando anche alla relazione stilata dal maresciallo Fabrizio Schipa (sentito nell’ultima udienza del processo insieme al consulente Ortolano), dalle carte in possesso del funzionario incaricato di quell’ufficio (anche lui sotto inchiesta e poi prosciolto), risultava che tutto il materiale era stato consegnato all’avvocatessa Mecchi il 12 febbraio 2021.
L’elenco delle cose che potevano essere riconsegnate alla famiglia era stato dettagliato dal gip Giovanni de Rensis e non prevedeva quel filmato. Documento importante che la Commissione parlamentare non è riuscita ad avere proprio perché sparito dall’ufficio “corpi di reato”. Da qui l’inchiesta a carico del legale Mecchi, rinviata a giudizio, e che ora si sta difendendo dal reato di violazione della pubblica custodia di cose, davanti al giudice monocratico di Pescara, assistita dalla collega Gabriella Laganà del foro di Roma.
Nel capo di imputazione stilato dal pm Anna Benigni, si legge che «quale difensore nominato da Mario Straccia nell’ambito del procedimento iscritto presso la procura di Pescara in seguito alla morte di Roberto Straccia, sottraeva il reperto iscritto al n. 12091 dell’ufficio “corpi di reato” relativo ad “acquisizioni ed estrapolazioni effettuate nel corso delle operazioni peritali”, contenente le registrazioni video relative al passaggio di Roberto Straccia nel giorno della sua scomparsa, facendosi consegnare dal funzionario responsabile dell'ufficio anche tale reperto, in relazione al quale, però, non vi era stato alcun provvedimento di restituzione da parte del gip». Adesso sarà il giudice a stabilire l'eventuale responsabilità dell'imputata.
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