Castiglione, fine dell’incubo L’ultimo positivo è guarito

Traguardo raggiunto nel paese della ex zona rossa, non ci sono più contagiati Il sindaco: «Ci riprendiamo il futuro senza mai dimenticare le nostre 14 vittime»
CASTIGLIONE M. RAIMONDO. Sembra il primo guarito del mondo, forse perché qui è l’ultimo in un mondo nuovo. A Castiglione Messer Raimondo, la Vo’ d’Abruzzo, 2.180 residenti con 14 vite che il Covid ha strappato ai familiari, è tutto così sospeso e desiderato che la fine dei contagi è un balsamo per le ferite di ognuno. Perché c’è un prima e un dopo nella storia di questo paese –epicentro dell’ex zona rossa della Val Fino che ha pagato il prezzo più alto di vittime– che rinasce senza dimenticare con il sapore della normalità che si affaccia nelle piccole e grandi cose. Lo sa bene il primo cittadino Vincenzo D’Ercole, 30 anni, uno dei sindaci più giovani d’Italia eletto 13 mesi fa e finito nel ventre devastante di una battaglia come può essere una pandemia. Come amministratore e come uomo visto che anche lui è stato contagiato. «Aspettavamo da tempo questa notizia e finalmente è arrivata», dice, «anche l’ultimo positivo è guarito e per noi significa riprenderci il futuro ma senza dimenticare ciò che è stato perché qui il Covid si è portato via 14 persone, 14 amici di tutti visto che in un piccolo paese ci si conosce tutti. Un abbraccio virtuale e un grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato e supportato in questo difficile periodo a cominciare dal personale della Asl di Teramo. E voglio ringraziare il nuovo prefetto Angelo de Prisco che pochi giorni dopo il suo insediamento è venuto ad incontrarci. Una vicinanza fattiva e fisica che sicuramente fa la differenza».
LE STORIE. La consapevolezza, composta e disciplinata, che nulla sarà come prima è nelle storie che nessuno potrà mai dimenticare. Come quella di Emilio Marzanella e suo figlio Ernesto. Il primo 80 anni, il secondo 50. Conosciuti e benvoluti da tutti in paese, lavoratori, gente pronta a farsi in quattro per dare una mano agli altri. Sono morti a pochi giorni di distanza, stroncati dal Covid. In quei giorni di sepolture senza nessuno, proprio per l’emergenza sanitaria, solo l’addio del sindaco e del parroco don Michele Cocomazzii. «Attimi che non potrò mai dimenticare», continua il giovane amministratore, «il dolore è stato davvero tanto. Ci sono stati giorni in cui si sentivano solo le sirene delle ambulanze, in cui sembrava non esserci un domani. Ma la solidarietà della nostra gente, la vicinanza tra di noi non è mai mancata e questo è stato fondamentale per la nostra comunità. Qui abbiamo avuto 85 positivi, famiglie devastate dai lutti e tante persone ricoverate per settimane in ospedale». Come Antonio D’Alonzo, 63 anni, ex dipendente comunale di Castiglione Messer Raimondo, da agosto scorso in pensione. I primi giorni di marzo il contagio, poi la spossatezza, l’affanno sempre più forte, l’ossigeno a casa che non aiuta più di tanto fino al ricovero. Dimissioni il 27 marzo, dopo isolamento domiciliare e dal 14 aprile finalmente a casa dopo due tamponi negativi. «Non potrò mai scordare l’amore e la dedizione dei miei tre figli e di mia moglie Antonietta, la professionalità e l’umanità di medici e infermieri dell’ospedale di Atri, la vicinanza del sindaco D’Ercole che chiamava ogni giorno per sapere come stavo» racconta. E poi il ricordo, caro e commosso, di chi non c’è più: «Gli amici che ho perso, quelli che purtroppo non rivedrò più». Dal contagio alla seconda vita. Per lui e per tanti altri. Volti diversi, storie che si assomigliano. Come quella dell’ultimo guarito, un operaio 50enne asintomatico che ha scoperto di essere positivo dopo aver fatto il test sierologico. Dopo la quarantena è stata una corsa ad ostacoli per giungere alla certezza del tampone negativo. Che è arrivato solo dopo settimane.
SAPORE DI NORMALITÀ. Per chi ha attraversato questi mesi come in una tempesta la normalità è fatta di piccole cose, piccoli gesti: un caffè al bar, il taglio dell’erba nei parchi cittadini, una virtuale stretta di mano. «Vorrei stringerla a tutti i miei concittadini che in questi mesi terribili non hanno mai dimenticato di essere una comunità», conclude il sindaco, «pur nel dolore e nei lutti nessuno ha dimenticato gli altri e questo, dal punto di vista psicologico, ha fatto sicuramente la differenza. E una raccomandazione finale: adesso, a maggior ragione, continuiamo a osservare le norme per salvaguardare la nostra salute e tornare a riassaporare un po’ di normalità».
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