Centro diurno, la Asl: i motivi della chiusura

25 Maggio 2021

«La sede non ha i requisiti». Acerbo: funziona dal 2014. Carrozzine determinate si appella alla Verì  

PESCARA. Sulla paventata chiusura del centro diurno di via Vespucci, sulla quale era intervenuto anche il sindaco Masci, interviene la Asl che in una nota conferma e spiega i motivi della chiusura.
«Il centro diurno integrato è stato creato nel 2014, in via sperimentale, prevedendo un’assistenza h 24 e ricoveri di breve durata. Tale tipologia di struttura non è prevista dall’attuale normativa nazionale e regionale, secondo cui sono stabilite quattro tipologie di strutture residenziali psichiatriche ben definite nei contenuti riabilitativi e nei requisiti strutturali e di personale. L’immobile ove attualmente ha sede il centro diurno integrato di via Vespucci a Pescara, non di proprietà della Asl, ma acquisito con contratto di locazione direttamente dalla cooperativa La rondine, non ha i requisiti strutturali per svolgere attività sanitarie di una struttura con assistenza h 24. Dovendo garantire la più congrua assistenza ai pazienti presi in carico dalla Asl, nel rispetto della normativa attuale e accertato in fase di espletamento della procedura, in urgenza, per l’affidamento della gestione dei servizi psichiatrici extra-ospedalieri dell’azienda, che la struttura di via Vespucci - centro diurno integrato - non rispondesse, tra l’altro, ai requisiti di nessuna tipologia residenziale attualmente prevista, l’Azienda ha proceduto alla individuazione delle strutture e dei servizi residenziali e semiresidenziali più appropriati in questo momento, con l’intento di reperire a stretto giro tutte le ulteriori strutture necessarie a consentire un’assistenza di qualità in favore della popolazione psichiatrica dell’area urbana pescarese e non solo».
«Motivazioni non convincenti», commenta Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista ed ex consigliere comunale e regionale. «se dal 2014 la struttura è stata aperta non si capisce perché non possa continuare a esserlo finché non viene attivata una sostitutiva garantendo la continuità del percorso riabilitativo dei pazienti. La struttura viene definita priva di “requisiti strutturali”. Certo perché purtroppo nelle norme regionali sono previsti una serie di requisiti che rendono complicatissimo attrezzare case famiglia. Con le stesse motivazioni si chiusero il centro diurno e la casa famiglia di via Paolini ma la Asl li tenne aperti finché non fu pronta la struttura di Penne e quella di via Vespucci. I “requisiti strutturali” il centro diurno integrato non li ha mai avuti ma questo impedimento fu superato non chiamandolo “casa famiglia”". Il fatto che l'affitto di via Vespucci fosse a capo della coop. La Rondine impedisce che Asl lo affidi alla coop che ne prende il posto? Il centro diurno integrato era sperimentale? È stato un esperimento che ha funzionato a giudicare gli esiti dei 10 pazienti che ci sono passati. Da familiare di un ex-paziente posso testimoniare che il percorso dentro centri inseriti nel tessuto urbano ha dato risultati che non si sarebbero mai sperati». Sulla stessa linea Claudio Ferrante, presidente di Carrozzine determinate che si appella all’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì, affinché «smentisca la chiusura del centro integrato di Via Vespucci, chiarisca con urgenza tutta la situazione e convochi un tavolo regionale con le associazioni».