Centrodestra, nessuna pace e stop per i fondi a pioggia

28 Giugno 2023

Commissione Marcozzi: Forza Italia dice no alla Lega, primo effetto del voto in Molise

L’AQUILA. La nuova spaccatura nel centrodestra va in scena in una riunione dietro le quinte del Consiglio Regionale quando Forza Italia dà lo stop alla Lega sotto gli occhi di Fratelli d’Italia. Al centro degli attriti ci sono ancora una volta lei, Sara Marcozzi, ex 5 Stelle in viaggio verso la componente forzista della maggioranza, e il suo progetto di legge che istituisce la nuova Commissione permanente sull’emergenza idrica che però il partito abruzzese di Salvini non vuole a tal punto da andare allo scontro frontale con gli alleati di coalizione.
Lo ha già fatto al penultimo consiglio e lo ha ripetuto ieri mattina, poco prima che i riflettori si accendessero in aula, proponendo a Fratelli d’Italia, del presidente Marco Marsilio, a Forza Italia, del capogruppo Mauro Febbo e al Gruppo misto di maggioranza, guidato dall’ex leghista, Simone Angelosante, di votare nel Consiglio, che ci sarebbe stato da lì a poco, un subemendamento, ideato dal consigliere Fabrizio Montepara, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna la legge sulla commissione Marcozzi. Trasferendone tutte le funzioni in una commissione già esistente: la quarta, presieduta dallo stesso Angelosante.
Per Marsilio non ci sarebbe stato alcun problema: «Visto che Marcozzi ha fatto il nobile gesto di rinunciare alla presidenza della Commissione idrica e che il primo a proporre la soluzione alternativa prospettata ora dalla Lega», sottolinea al Centro il governatore, «sono stato io, durante una riunione di maggioranza di alcune settimane fa all’Aurum di Pescara». Ma la premura di Marsilio di svelare la sua dichiarazione di voto, mirata essenzialmente a riportare la calma in maggioranza a dieci mesi dalle elezioni regionali del 2024, non è bastata a Forza Italia e al Gruppo misto, composto da ex leghisti pronti a passare, o a tornare nel partito di Nazario Pagano e Febbo.
Il no è stato chiaro e forte, oltre che sostenuto dai numeri dei consiglieri in campo che vedono le due componenti politiche quasi gemelle rivestire, insieme, il ruolo di azionista di maggioranza del centrodestra in Regione. Il subememendamento della Lega sparisce dalla scena, mentre poco più tardi, Marcozzi chiede e ottiene di rinviare il voto sulla sua legge al prossimo Consiglio regionale. Ma non si può parlare di sconfitta della Lega, che avrebbe comunque ottenuto l’appoggio del partito di Meloni, e di vittoria di Forza Italia che, anche in Abruzzo, si autorilancia il giorno dopo il voto in Molise che l’ha vista passare dal 9,8% del 2018 al 12,28% di due giorni fa quando il proprio candidato, Francesco Roberti ha steso con un sonoro 63,33% l’avversario Roberto Gravina (35,23%) espressione dei 5 Stelle alleati con il Pd.
Diciamo invece che ieri il centrodestra ha lanciato la palla in avanti, prendendo tempo. Ma i primi effetti della nuova rottura nella maggioranza si sono toccati con mano subito dopo quella riunione avvenuta dietro le quinte.
La risposta leghista infatti viene servita in prima Commissione Bilancio dallo stesso Montepara, che la presiede, e che, cogliendo al volo un assist del vicepresidente del Consiglio regionale, Domenico Pettinari, a sua volta ha dato lo stop a una serie di emendamenti che avrebbero erogato fondi ad personam, agganciandoli in Consiglio alla cosiddetta Legge di leale collaborazione, che sana le osservazioni sollevate dal Governo nazionali. Il motivo ufficiale dello stop è un patto che Montepara dice di aver stretto con il pentastellato Pettinari, impegnandosi a non dare più alcun parere economico positivo a quei fondi a pioggia finora troppo spesso agganciati a leggi (come la Leale collaborazione) che con essi non hanno nulla a che fare. Per di più, da ieri, dopo il via libera del Governo, è di fatto in vigore il Testo unico regionale sulla Cultura che, sulla carta, vieta la distribuzione di finanziamenti con criteri esclusivamente soggettivi. Così gli ultimi di una lunghissima serie non sono passati.
Si va dai 15mila euro per finanziare “La Notte delle paure” di Valle Castellana e 5mila euro per “Sant’Omero a 4 Zampe” ai 20mila euro per il parco giochi della chiesa di San Rocco ad Avezzano ed i 30mila euro per Jazz’In a Scanno.
Fondi a “pioggerellina” e trasversali. In questo caso la proposta di cofinanziare la Notte delle paure arrivava da Sandro Mariani, di Abruzzo in Comune, quindi centrosinistra. Mentre gli aiuti agli “Amici a 4 zampe” era stati chiesti dall’ex leghista, passato in Forza Italia, Emiliano Di Matteo. Così come era targato centrodestra (Angelosante) il finanziamento per la parrocchia di Avezzano. E Roberto Santangelo – restiamo nel recinto della maggioranza –, proponeva una variazione di bilancio per dirottare quei 30mila euro al Comune di Scanno come contributo della VII edizione di Jazz ’Inn. All’appello dei fondi tagliati manca però il Pd.
Era infatti del capogruppo Silvio Paolucci e del consigliere Antonio Blasioli l’emendamento riservato alle sagre paesane. Che, per quest’anno e il prossimo, potranno allungare a 12 giorni il periodo di somministrazione di birra, vino e panini con la porchetta, perché la proposta dei Dem, seguendo un’altra via, ha evitato la mannaia di Lega e M5S, ed è passata sana e salva. Insieme a una variazione di bilancio approvata al 90esimo minuto e riferita al Festival Dannunziano di Pescara. Ma questa è un’altra storia.
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