Cervi, lo studio abruzzese col file Comune di Pistoia

11 Settembre 2024

Le 19 associazioni con a capo il Wwf scrivono a Regione, ministro e Ispra: il fronte del no ai 469 abbattimenti alza il tiro alla vigilia della commissione

L’AQUILA. Perché c’è scritto Comune di Pistoia sul file della relazione che ha dato il via libera all’abbattimento dei 469 cervi in Abruzzo? Lo chiedono 19 associazioni ambientaliste all’assessore alla caccia, Emanuele Imprudente, al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin e all’Ispra, alla vigilia della Commissione Agricoltura convocata per domani all’Aquila. Nel mirino delle associazioni, si legge nel loro documento, finiscono «numerose le incongruenze nello studio della società Dream posto alla base della delibera che pianifica l’uccisione dei cervi a partire dal 14 ottobre».
VANNO ALL’ATTACCO.
A firmare la lettera inviata anche a tutti i consiglieri regionali sono il Wwf Abruzzo, coordinato da Filomena Ricci, e le associazioni Altura, Animalisti Italiani L’Aquila, Appennino Ecosistema, Cai Abruzzo, Dalla parte dell’Orso, Enpa, Gadit - Guardie Ambientali d’Italia - Abruzzo, Guardie ambientali Italicum - Roseto degli Abruzzi, Guide del Borsacchio, Italia Nostra Abruzzo, Lav Pescara, Lega Italiana dei Diritti degli Animali Teramo, Lipu Abruzzo, Lndc Animal Protection, Pronatura L’Aquila, Rifiuti Zero Abruzzo, Salviamo l’Orso e Tutela Animali Invisibili.
Ma non c’è solo l’enigma Comune di Pistoia. Di seguito riportiamo le osservazioni delle associazioni, un’anticipazione del ricorso al Tar.
1)Conteggi e monitoraggi sono stati affidati prevalentemente agli Ambiti territoriali di caccia (Atc), vale a dire gli stessi soggetti chiamati a svolgere la caccia di selezione. Una scelta inopportuna: i monitoraggi vanno affidati a strutture “terze” con una solida preparazione scientifica.
2)Per la dinamica della popolazione del cervo sono state utilizzate osservazioni a partire dal 2018, ma nella stessa relazione si riconosce un andamento variabile, probabilmente legato alla mancanza di uniformità della raccolta e archiviazione dei dati. La Relazione ammette che anche i dati degli ultimi tre anni rappresentano solo “probabilmente” la reale situazione.
3)I dati forniti dalla Regione Abruzzo per la determinazione del danno alle colture da parte dei cervi, da quanto riportato più volte nella stessa relazione, risultano incompleti e inattendibili sotto vari punti di vista. Manca una raccolta di dati omogenei. E mancano anche alcune informazioni utili: la distribuzione delle osservazioni non appare coerente con quella dei danni e non emerge un inequivocabile nesso di causalità tra numero di cervi e danni all’agricoltura. Si evince che, verosimilmente, i problemi sono concentrati in poche zone per le quali andrebbe fatta un’analisi più specifica. Inoltre più della metà dei Comuni nei quali si sono rilevati danni ha un solo evento all’anno, suggerendo danneggiamenti episodici più che una presenza continuativa del problema.
4)Non si stima in nessun modo in che misura l’intervento venatorio possa portare alla riduzione dei danni: se l’obiettivo delle uccisioni è quello di ridurre i danni alle coltivazioni, appare evidente la necessità di ulteriori studi, puntuali e specifici rispetto alle situazioni a maggior rischio, con la messa in campo di azioni preventive rispetto ai danni. I sistemi preventivi sono noti e utilizzati da tempo in altri contesti: recinzioni idonee e dissuasori di diverso genere (olfattivi, acustici, visivi), da sperimentare nelle aree dove si manifestano più danni alle colture. Il prelievo venatorio, peraltro, non assicura la diminuzione dei danni: è sotto gli occhi di tutti quello che accade per il cinghiale. Prima di replicare lo stesso approccio fallimentare per il Cervo, sarebbe il caso di avviare una seria riflessione.
5)Rispetto agli impatti sulla viabilità, l’analisi dei dati si fa anche più confusa. In un passaggio della relazione viene esplicitato che non sempre i danni sono riferibili ai cervi, ma alla più generica categoria “ungulati”. L’analisi è condizionata da interpretazioni di dati a elevata incertezza, indebolendo ulteriormente le asserzioni circa un forte legame causale tra numero di cervi e frequenza di incidenti stradali con la fauna selvatica. Rispetto alla tematica degli incidenti stradali, esiste una copiosa bibliografia che attiene alla Road ecology, e dalla quale si possono trarre molti elementi per la messa in sicurezza di strade e altre infrastrutture.
6)Infine, non è sfuggito il fatto che il file che contiene la proposta di gestione al Cervo si chiami “Comune di Pistoia”. Un errore di distrazione che certo non cambia i contenuti del documento… ma la nostra Regione non meriterebbe un po’ di attenzione in più?
In conclusione, le associazioni tornano a chiedere alla Regione di sospendere la delibera di giunta che prevede l’uccisione dei cervi, aprendo un tavolo di confronto. «Se l’obiettivo è trovare soluzioni che vogliano realmente limitare i danni all’agricoltura e il rischio da impatto con autoveicoli, le alternative vanno studiate e applicate scientificamente. Altrimenti», concludono, «si sta semplicemente trovando una scusa a una scelta già fatta: il solito regalo ai cacciatori». (l.c.)