Chi è in quarantena deve lavorare da casa

13 Ottobre 2020

I dipendenti abruzzesi in isolamento volontario sono avvisati

L'AQUILA . I dipendenti abruzzesi in quarantena dovranno continuare a lavorare da casa. Il cosiddetto "isolamento volontario" di chi rientra nei tracciamenti ed è in attesa del risultato del tampone non può essere considerato malattia. Stesso discorso se ad emanare il provvedimento sono i comuni o la Regione. A chiarirlo, in una nota, è l'Inps, che detta così le nuove regole, valide su scala nazionale, sul periodo di osservazione domiciliare. Una sorta di "stretta" dell'Istituto di previdenza, che segna un limite di demarcazione molto più evidente rispetto a quanto stabilito dal Cura Italia, il decreto-legge del 17 marzo scorso che, al contrario, equiparava la quarantena alla malattia.
ISOLAMENTO
DOMICILIARE
Stesso discorso, in caso di nuovi lockdown per emergenza Covid, che impediscano ai dipendenti di svolgere la propria attività lavorativa: l’isolamento domiciliare non sarà automaticamente equiparato alla malattia. L'Inps, infatti, ha fatto sapere che in tutti i casi di ordinanze o provvedimenti di autorità amministrative, che di fatto impediscano alle persone di recarsi sul posto di lavoro, non si procederà con il riconoscimento della tutela della quarantena con la malattia prevista dal Cura Italia "in quanto la stessa prevede un provvedimento dell’operatore di sanità pubblica".
COVID
E MALATTIA
Come dire: quarantena e isolamento Covid non sono sinonimo di malattia. C’è caso e caso. E il solo fatto di stare a casa durante l’emergenza coronavirus non significa essere coperti automaticamente dall’indennità.
Ma quando viene riconosciuta, invece, la quarantena come malattia? Sicuramente può beneficiarne chi viene a contatto stretto con soggetti risultati positivi al coronavirus, poiché è la Asl di riferimento, il medico di medicina generale o quello dell’ospedale a decidere, tramite un provvedimento, la quarantena del soggetto che si vedrà riconosciuta così la tutela della malattia durante tutto il periodo di isolamento. Se a decretare la quarantena, invece, sono un comune oppure una regione, non si ha diritto al trattamento. «In caso di malattia conclamata», spiega l’Inps, «viene assicurato il diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno».
LAVORATORI
FRAGILI
Se posti in quarantena, dovranno lavorare da casa, in smart working. «Per quanto riguarda i lavoratori fragili», evidenzia a tale riguardo l'Inps, «la quarantena e la sorveglianza precauzionale non configurano un’incapacità temporanea al lavoro, per una patologia in fase acuta tale da impedire in assoluto lo svolgimento dell’attività lavorativa, ma situazioni di rischio per il lavoratore e per la collettività, che il legislatore ha inteso tutelare equiparando, ai fini del trattamento economico, tali fattispecie alla malattia».
Secondo l'Inps, dunque, «non è possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia nei casi in cui il lavoratore in quarantena, o in sorveglianza precauzionale perché soggetto fragile, continui a svolgere, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro, l’attività lavorativa nel proprio domicilio, mediante le forme di lavoro alternative alla presenza in ufficio». E' appunto il caso dell lavoro agile. «È invece evidente», aggiunge l'Inps, «che in caso di malattia conclamata il dipendente è temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, che va a compensare il normale guadagno».
QUARANTENA
ALL'ESTERO
E se il lavoratore si trova all'estero e scatta la quarantena? Se il periodo di isolamento viene effettuato fuori dall'Italia, per richiesta del Paese di destinazione, l’Inps precisa che «l’accesso alla tutela per malattia non può che provenire sempre da un procedimento eseguito dalle preposte autorità sanitarie italiane». In altre parole, la malattia viene riconosciuta se a stabilire la quarantena sono la Asl o il medico curante del lavoratore in Italia.
CASSA
INTEGRAZIONE
Può accadere che un lavoratore venga contagiato dal Covid-19 durante un periodo di cassa integrazione. In tale ipotesi, non può chiedere la tutela della malattia, anche se dovesse essere ricoverato in ospedale. L’Inps chiarisce il passaggio ricordando che «c’è una prevalenza del trattamento di integrazione salariale sull’indennità di malattia». «La circostanza che il lavoratore sia destinatario di un trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo), straordinaria (Cigs), in deroga (Cigd) o di assegno ordinario garantito dai fondi di solidarietà, determinando di per sé la sospensione degli obblighi contrattuali con l’azienda», sottolinea l'Istituto di previdenza, «comporta il venir meno della possibilità di poter richiedere la specifica tutela prevista in caso di evento di malattia».
Si tratta infatti, spiega l’Istituto, «del principio della prevalenza del trattamento di integrazione salariale sull’indennità di malattia, disposto anche dall’articolo 3, comma 7, del decreto legge numero 148 del 14 settembre 2015».
©RIPRODUZIONE RISERVATA