Chiude Berardo, bar di vip e politici La città dice addio a un altro simbolo

Ha definitivamente chiuso la storica gelateria fondata nel 1970 dai fratelli Fiorilli con il cognato Attilio Becchi Punto di approdo degli artisti che capitavano in città, a breve ospiterà la cioccolateria di Federico Anzellotti
PESCARA. Addio alla celebre “Spaghettata” di gelato o al “Micidial”, il dessert al punch che don Peppe serviva ai suoi ospiti vip su piattini d’argento. Il bar Berardo è chiuso per sempre. Al posto dello storico locale, fondato da Giuseppe Fiorilli nel 1970 insieme al fratello Franco e allo scomparso Attilio Becchi, ex giocatore del Pescara calcio, rinascerà, entro Pasqua, la cioccolateria “Emozioni italiane” del maestro pasticcere Federico Anzellotti, aperta dalle 6 alle 2 di notte, con banconi a vista dove torte e manicaretti saranno preparati all’istante davanti ai clienti.
Ma la chiusura di Berardo rappresenta un altro pezzo di storia che se ne va, all’angolo tra corso Umberto e via Gramsci, e lascia un vuoto nei tanti pescaresi che ricordano la città elegante, sfavillante e ricca tra gli anni ’70 e ’90. Anni d'oro in cui la Pescara che conta e il jet set internazionale, da Giulietta Masina a Giorgio Albertazzi, da Lucio Dalla ai Pooh a Pietro Cascella, e tantissimi politici della vecchia guardia, si rifugiavano nel locale di 380 metri quadrati di don Peppe Fiorilli, oggi 81enne, o proprio lì di fronte, nella saletta verde del bar pasticceria Camplone, altra storica insegna che ha chiuso i battenti quattro anni fa. O si faceva coccolare dai camerieri che ricevevano la clientela con l'inchino all’ex Gabbiano di Guerino di Enzo e Dino Camplone, o si trastullava al Thomas pub dei fratelli Piero, Maurizio e Masino Verrocchio o, sotto i portici, alla pizzeria Nastro Azzurro di Angelo Malaspina e allo Stivalino, poco distante. Locali che hanno ruotato intorno al salotto buono della città e tutti scomparsi nell’arco di pochi anni.
Cinquanta anni dopo la sua nascita, le serrande abbassate di Berardo, con la struttura oggi in fase di smantellamento, è un colpo al cuore per i nostalgici e per chi è cresciuto dentro la storica gelateria sotto all’hotel Esplanade. «Il bar è stato chiamato Berardo in onore di mio nonno Berardino, titolare del bar Pineta a Porta Nuova, da cui ho ripreso il nome», svela il consigliere comunale Berardino Fiorilli, «mio padre Giuseppe lo ha messo su insieme al fratello Franco e al cognato Attilio Becchi, dopo una lunga esperienza nel bar di mio nonno e all'Astoria. Oltre a Berardo, fondò anche il bar Brasile di via Gobetti e collaborò col Lido. Tra Camplone e Berardo era una guerra fredda, ma erano due grandissimi. Tutta Pescara è passata da Berardo, il brand con le tre palle fu ideato dalla famiglia Pomilio. C'era una saletta da thè dove mio padre riceveva i Pooh quando non erano ancora famosi e venivano a Pescara per i concerti. Era diventato molto amico di Roby Facchinetti. Ha ospitato anche l’attrice Giulietta Masina, Lucio Dalla, il virologo polacco Albert Sabin, creatore del vaccino contro la poliomielite. Aveva 40 dipendenti, che passava in rassegna uno ad uno, guai a chi aveva i capelli lunghi o le mani sporche. Inventò la Spaghettata di gelato un giorno che armeggiava con un attrezzo per schiacciare le patate. Nel 2000 i tempi erano cambiati e Pescara non era più la città glamour che papà amava. E vendette a malincuore. Anche per me», conclude Berardino Fiorilli, «quello fu un colpo al cuore». Il locale fu acquisito da un imprenditore che però fallì, e lo stabile andò all'asta. Fu rilevato dalla famiglia Salerno (titolari di Basso american bar, ex Camplone) che lo ha gestito dal 2005 fino al novembre scorso. Le restrizioni da Covid hanno dato il colpo di grazia al locale dopo mezzo secolo di gloria. «Sono distrutto» è il commento del capo bartender Massimo Urru, 55 anni, di cui dieci trascorsi a Camplone e gli ultimi 16 a Berardo, che racconta anni emozionanti, tra cambi di giacche bianche al mattino e nere alla sera, dietro al bancone con i colleghi Alessandro, Luciano, Massimo e Ilaria, «persino a Toronto conoscono il bar e la spaghettata di don Peppe che puntò sul gelato industriale. Ricordo il fiume di cappuccini che preparammo nella notte del concerto di Sting nel 1996 con una folla di centomila persone nelle strade, i tanti cocktail preparati per Antonello Venditti, gli attori Ennio Fantaschini, Flavio Bucci, l'ex ds Adriano Galliani, i politici Gianfranco Fini e Nino Sospiri». Fernando Nucci, 65 anni, ex maitre e sommelier di Guerino, ha nostalgia «di quella Pescara elegante del Gabbiano dove i camerieri facevano l'inchino agli ospiti, da Albertazzi a Berlinguer, Fede, Mentana, D'Alema, Veltroni, Rutelli, che venivano a cena dopo l'aperitivo di don Peppe che curava ogni dettaglio e insieme abbiamo creato il Micidial, il dessert col punch Evangelista, frutta secca e spezie. Erano gli unici due locali a servire il gelato su piatti d'argento».
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