Chiude dopo 53 anni la pasticceria Marzoli un’istituzione ai Colli

Fu aperta nel 1971 da Lino, amato anche da papa Wojtyla Il figlio: «Affitto troppo caro, ci spostiamo in via Valle di Rose»
PESCARA. Chiude i battenti dopo 53 anni la storica pasticceria Marzoli, a due passi dalla basilica della Madonna dei sette dolori di Pescara Colli, i cui panettoni e le colombe farcite con la crema pasticcera avevano conquistato anche papa Giovanni Paolo II. L’aumento dell’affitto del locale commerciale in via del Santuario e la morte nel dicembre 2021 del fondatore Giuseppe Marzoli, da tutti conosciuto come Lino, hanno inciso sulla decisione della moglie Maria Cristina e dei figli Cristian, Luca e Lucia di lasciare la sede aperta nel lontano 1971, punto di riferimento di tanti pescaresi, per spostare l’attività in via Valle di Rose, poche centinaia di metri più sotto. La buona notizia la racconta Cristian Marzoli: «Abbiamo riconsegnato le chiavi della pasticceria lunedì dopo aver svuotato i locali, purtroppo i costi di gestione erano diventati troppo alti. La tradizione di papà però non andrà perduta: sono in corso i lavori di ristrutturazione in via Valle di Rose, dove c’è già il bar Marzoli, e dove saremo operativi in estate, con tutta probabilità ad agosto». Intanto, le serrande delle tre vetrine fronte strada in via del Santuario restano abbassate e l’insegna della pasticceria è stata rimossa. A interrogarsi sulla decisione è il consigliere comunale Mauro Renzetti che parla di «grave perdita» e chiede di «accendere un dibattito per capire e intervenire». «Ci si chiede come mai non ha destato scalpore la chiusura di un’attività storica così importante per Pescara: non se n'è accorto nessuno? Forse solo perché non siamo nel pieno centro?», ha domandato Renzetti. «Si tratta di una chiusura che non ha fatto rumore», ha poi argomentato, «lasciando interdetto chi come me ha passato la sua infanzia in questo magico locale. Il vuoto lasciato da un'attività dove un tempo si accalcavano famiglie intere e tanti giovani, cambia proprio la fisionomia della zona. Non conosciamo le motivazioni, ma sappiamo che la perdita di un'attività che ha fatto la storia di Pescara è una sconfitta per la comunità ma anche per la politica stessa». «La conseguenza di queste chiusure è sempre un impoverimento umano, economico, turistico», ha concluso, «è tempo di capire le motivazioni e sostenere la storia, anche economica della nostra città».

