Chiude il locale degli spari a Yelfry Il titolare: colpa della burocrazia

3 Ottobre 2023

Stefano e Christian Fedele: abbiamo superato la pandemia e il dramma di un anno fa, ora è troppo Sott’accusa le regole restrittive del Comune: ci concede solo 7 metri all’esterno, impossibile resistere

PESCARA. Casa Rustì ha abbassato le serrande per sempre. «Siamo affranti, profondamente delusi. È una sconfitta per la città che amiamo tanto». È questo il sentimento espresso da Stefano Fedele che col fratello Christian, domenica sera, ha dato l’ultimo giro di toppa al primo store abruzzese di arrosticini firmato Ilca carni, inaugurato in piazza Salotto meno di quattro anni fa, nel novembre 2019. Sul locale un anno e mezzo fa si sono accesi i riflettori per via della vicenda di Yelfry Rosado Guzman, il cuoco dominicano, all'epoca 23enne, raggiunto da cinque colpi di pistola sparati la mattina della domenica delle Palme dal cliente Federico Pecorale.
Un’ altra attività commerciale che abbassa le serrande in centro a causa, come riferisce la famiglia Fedele, dei lacci della burocrazia che hanno ristretto gli spazi del dehors. Non punta il dito contro nessuno, Stefano Fedele, ma il suo messaggio, dice, «deve arrivare forte e chiaro: la burocrazia pescarese non affianca gli imprenditori. Abbiamo chiuso il locale con grande amarezza, un locale che ci ha dato grandi soddisfazioni e per questo restituiamo l’abbraccio alla città che ci ha benvoluto. Ora porteremo il brand Casa Rustì fuori città e fuori regione», dice laconico annunciando di aver affidato la questioni ai legali.
Che cosa è successo? «Per mesi abbiamo combattuto contro un sistema che ha penalizzato noi e le altre attività imprenditoriali legate a Pescara. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è partita da un mancato pagamento della tassa sull’occupazione del suolo pubblico per un locale di 39 metri quadrati. Abbiamo pagato dopo aver verificato che era stata una nostra mancanza, abbiamo rinnovato la domanda e atteso gli esiti per regolarizzare la situazione. Ma da parte degli organi competenti c’è stata una interpretazione molto restrittiva del provvedimento che, ripeto, non tocca solo noi ma tanti altri imprenditori in città. Avevamo richiesto uno spazio antistante il locale di 24 metri quadrati, ma il Comune ci ha risposto di poterne concedere 7.40, praticamente solo 7 posti a sedere, un terzo degli attuali, replicando le superfici interne. Una situazione talmente assurda che un giorno sono stato costretto a mandare via 40 persone tra pescaresi e turisti», a causa degli spazi limitati dalle maglie burocratiche.
«La questione è finita in mano ai nostri legali», continua Fedele, «ma alla fine abbiamo deciso di non continuare una guerra che non ci avrebbe portato da nessuna parte. Ringraziamo la città che ci è stata vicina in questi anni, ma porteremo via il brand Casa Rustì che nel 2019 abbiamo voluto far partire dalla città che amiamo. Non doveva finire così, il nostro obiettivo è aprire 50 Casa Rustì in Europa nei prossimi anni. I dipendenti non saranno licenziati, ma saranno riassorbiti dalle altre nostre aziende del gruppo Ilca che continuano regolarmente l'attività» sul territorio.
L’amarezza degli imprenditori è palpabile: «Abbiamo superato la pandemia e gli spari a Yelfry, che sarà sempre con noi e che nei momenti difficili ci ha dato la forza di andare avanti. In quei due mesi di chiusura dopo il suo ferimento, da aprile a giugno 2022, la città è rimasta al nostro fianco, abbiamo ricevuto tanta solidarietà a fronte di coloro che hanno sfruttato la situazione per avere visibilità», affonda Fedele. «Ci abbiamo creduto tanto in questo progetto, la città ha risposto, l'attività andava a gonfie vele. Siamo stati penalizzati dalla pandemia, ma ci siamo rialzati. Continueremo a fare del bene, ma è certo che la chiusura di un locale è una sconfitta per Pescara», che rimane orfana di un’altra attività commerciale in pieno centro, poco distante da altre vetrine polverose. Chiude Stefano Fedele: «Spero sia solo un arrivederci, auguro il meglio a chi verrà dopo di noi».