Chiudono altri due negozi storici «Il centro cittadino è morto»

In via Mazzini abbassano la saracinesca la boutique da uomo Marcello e Leo e l’outlet Promo by Victor I titolari concordano: «Degrado, parcheggi, multe e scelte sbagliate: ecco perché la gente non viene più»
PESCARA. Hanno il sapore della resa, le chiusure di altre insegne storiche che il centro cittadino registra per l’ennesima volta. Lo dice senza mezzi termini Giuseppe Lupese, dal 1993 titolare con la sorella Fabiola, della boutique di abiti da uomo Marcello e Leo di via Mazzini, un tempo fiore all’occhiello di corso Umberto. «Chiudo, alzo bandiera bianca, mi arrendo. Mi pesa tantissimo ma è così».
E lo ripete Roberto Fascina di Promo by Victor che dopo venti anni smantella il punto outlet di borse e calzature di via Mazzini, proprio a fianco a “Marcello e Leo” e dice: «Il centro di Pescara è morto, la situazione è assolutamente irrecuperabile». Una consapevolezza, e non uno sfogo quello dei due commercianti, che arriva nel giorno in cui anche le titolari di Jeunesse (vedi pezzo sotto) fanno sapere che dopo 46 anni di prestigiosa attività spengono l’insegna della boutique per ridimensionare l’attività nei locali di via Roma. «Le ultime due amministrazioni hanno ucciso il centro», attacca Fascina, «la gente non vuole più venire in centro. Perfino i rappresentanti non vogliono venire più. Multe e solo multe, con scelte sbagliate che hanno avviato un processo ormai irreversibile».
Si riferisce, Fascina, come spiega lui stesso, al nuovo volto assunto dalla zona pedonale di via Battisti: «La movida qui in centro ha desertificato tutto. I residenti si sono messi in guerra, molti se ne sono andati e si sono svalutate anche le proprietà immobiliari. Il risultato è che il centro è stato distrutto da un punto di vista residenziale e commerciale. Basta farsi un giro a Porta Nuova, molto più trafficata e viva di qua».
«Ormai in questa zona trovi solo locali di food», conferma Lupese, «che aprono uno a fianco all’altro, riproponendo quello che c’è in via delle Caserme, ma lasciando al commercio il vuoto perché la gente non viene più come prima. Succederà che chiudiamo noi e avanzerà la Gerusalemme di nazionalità che stanno qui a un passo. Arriveranno i cinesi, o il ristorante di turno, ma per negozi come il nostro non c’è più spazio». Una scelta sofferta, quella dei fratelli Lupese, comune a quella di tanti altri negozianti. «Si parla della crisi, ed è vero, ha inciso tanto», riprende il commerciante, «ma il resto l’ha fatto una politica sbagliata. È inutile creare le condizioni per creare un centro commerciale naturale, con pedonalizzazione e quant’altro, per poi fare in modo che di fatto le persone non arrivino. Perché questa è la realtà. In centro le persone non vengono più, perché come ti muovi ti fanno una multa e perché ormai è proprio difficile arrivarci. Noi ce l’abbiamo messa tutta, ma l’assistenza comunale è pari a zero. Dove siamo noi è una Gerusalemme, un incrocio di tutte le razze, abbiamo anche l’angolo dove si raccoglie l’immondizia della Ztl, e con la pedonalizzazione che alla fine non viene fatta rispettare. E peggio sarà, visto che vogliono dare anche i parcheggi ai privati. Mettiamoci pure il commercio online» continua Lupese, «e gli affitti in centro rimasti invariati nonostante il centro non offra più quello che offriva in passato ed ecco perché io e mia sorella abbiamo deciso di chiudere. Ho già annullato gli ordini estivi, andiamo avanti per questa stagione invernale con la svendita e poi via».
«Andate a vedere i dati della Camera di Commercio delle aziende chiuse», riprende Fascina, «è quella la foto reale di ciò che stiamo vivendo. Io chiudo l’outlet perché il palazzo avrà lavori di ristrutturazione per almeno sei mesi e a quel punto cerco di contenere le spese. Non so se poi riapriremo, o aspetteremo ancora. L’unica cosa certa è che i dipendenti li manteniamo, abbiamo contratti di solidarietà già da tre anni, lavoriamo meno, ma lavoriamo tutti. Per il resto, ripeto, ormai la situazione è irrecuperabile. Un processo iniziato con la crisi epocale del 2008 a cui è seguita il degrado della città. E le due cose insieme hanno dato vita a un cocktail che ci sta uccidendo tutti».
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