Ci cascano tutti, dalla casalinga al pensionato

30 Aprile 2017

La tipologia dei giocatori. Di Pietrantonio (Serd Pescara): si credono onnipotenti dopo la prima vittoria

PESCARA. Il gioco d’azzardo patologico è un fenomeno di proporzioni incontrollate che non conosce età, sesso, appartenenza sociale o collocazione geografica. Una dipendenza a tutti gli effetti, al punto che la ludopatia è inserita fra le patologie comportamentali compulsive del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
Una piaga che ogni giorno investe in maniera indistinta uomini e donne di mezza età: dall’imprenditore che arriva a sperperare migliaia di euro al disoccupato che si affida al caso per tentare invano di risolvere i suoi problemi, dal libero professionista con una famiglia e un’attività ben avviata alle spalle all’operaio che nutre il desiderio di poter lasciare per sempre il lavoro. Ma l’illusione della vincita facile è un’esca a cui abboccano anche gli adolescenti, che si ritrovano nei bar attaccati alle macchinette mangiasoldi o a casa davanti al computer a sfidarsi alle tante scommesse online disponibili in rete.
Poi, a ingrossare le file delle vittime del gioco, ci sono i pensionati squattrinati che passano le giornate nei centri scommesse ripetendo meccanicamente gli stessi gesti. Oppure le casalinghe annoiate che rompono la routine domestica facendo la fila ai negozi di tabacchi per comprare serie infinite di Gratta e vinci.
«Il meccanismo che scatta è sempre lo stesso», spiega Moreno Di Pietrantonio, psicologo responsabile del servizio Gap (Gioco d’azzardo patologico) del Serd della Asl di Pescara, «dopo la prima vincita c’è la soddisfazione del piacere, un delirio di onnipotenza che porta alla riduzione dell’autocontrollo e degli impulsi della corteccia cerebrale. In sostanza è lo stesso percorso neuronale della dipendenza da sostanze stupefacenti. Il giocatore patologico compulsivo si ritrova intrappolato in una bolla atemporale, in assenza di interazione sociale e in una condizione di autismo tecnologico».
Gli effetti della ludopatia sono devastanti: deterioramento dei rapporti sociali e affettivi, perdita del posto di lavoro e, sempre più spesso, fallimento del matrimonio. Il fenomeno, un tempo sommerso, ha iniziato negli ultimi anni a venire alla luce, aiutato dalle campagne di sensibilizzazione istituzionale e dalle risorse economiche inserite nelle ultime leggi di stabilità.
Oggi la dipendenza da gioco d’azzardo è inserita tra i livelli essenziali di assistenza del servizio sanitario nazionale. Questo vuol dire che accettare la malattia e farsi curare non ha alcun costo per il paziente. «Dal tunnel del gioco è possibile venire fuori», rileva Di Pietrantonio, «ma per guarire è necessaria tanta forza di volontà, prendere coscienza del dramma e farsi aiutare. Al Serd di Pescara c’è un team di psicologi e professionisti del settore esperti nel trattamento di questo tipo di dipendenza, a disposizione gratuitamente. Basta una telefonata al numero verde per invertire la rotta. Ogni giorno alla nostra porta bussano utenti provenienti da tutto l’Abruzzo e anche da fuori regione, abbiamo una media annuale di circa 150 pazienti in cura».
La durata del percorso di recupero varia da persona a persone, ma come riferisce Moreno Di Pietrantonio la media si attesta dagli 8 mesi a 1 anno di terapia. «E’ fondamentale non sottovalutare i campanelli di allarme», aggiunge il responsabile del servizio Gap, «soldi che finiscono misteriosamente, oggetti di valore spariti, budget familiari ridotti inspiegabilmente. Questi sintomi vanno monitorati attentamente, così come i cambiamenti comportamentali, perché è fondamentale intervenire tempestivamente».