«Ci ha fatto amare la vita Non lo dimenticheremo»

27 Gennaio 2017

I suoi stretti collaboratori ricordano gli insegnamenti del fondatore della Laad Il Comune con il gonfalone per l’ultimo saluto, cordoglio di tutto il mondo politico

PESCARA. «Mio padre ha creato una comunità di recupero dove non esiste la punizione, solo amore e rispetto per il prossimo, questi sono gli insegnamenti che ci ha lasciato». «Con la morte aveva un rapporto sereno, prima di andarsene ha messo tutto a posto e mi ha detto: ho fatto tutto ciò che dovevo, sono felice». Margherita Cordova e sua madre Vera De Gregoriis porteranno avanti il progetto di Gianni Cordova, che attraverso la Laad ha salvato centinaia di vite umane dalla droga. Cordova guidava i tossicodipendenti e poi li faceva diventare i suoi stretti collaboratori, dava loro fiducia e i ragazzi ricambiavano con stima.

Christian Gretter, trentino, a Pescara dall'età di 22 anni, suo collaboratore. Così ricorda Cordova: «Gianni mi ha insegnato che ogni persona ha diritto ad un’opportunità. Lui sapeva vedere il futuro e noi oggi, e d'ora in avanti, sappiamo tutti cosa fare». Mauro Di Fabrizio, pescarese, anche lui collaboratore di Cordova: «Siamo sereni, ci ha dato gli strumenti per andare avanti. L'ultima lezione? La dignità e la signorilità con cui ha affrontato la malattia». Andrea Borzì, catanese: «Grazie per avermi insegnato cos'è la vita, ti voglio bene».

Tantissimi gli attestati di affetto della città, che sui social e via mail, ha espresso cordoglio e tristezza per la perdita di una persona che lascerà un vuoto incolmabile. Quella «città dell’accoglienza e del futuro» che Cordova amava, che gli ha tributato il Ciattè d'oro due anni fa e che oggi lo onora con il gonfalone del Comune, come annunciato da Antonio Blasioli, presidente del consiglio comunale: «Gianni ci lascia così all'improvviso. Tutti conoscevano la sua malattia, ma ci siamo sempre illusi che lui potesse farcela splendidamente. Cordova non è stato una persona di valore, ma una persona dei valori. Lui giocava spesso con le parole ma il fatto stesso che molti amministratori cittadini, ed io per primo, in più di un’occasione si rivolgevano a lui per un consiglio o anche solo per essere ascoltati, dimostra come fosse percepito Gianni da questa città. L'ammirazione che provo per lui è sconfinata, un intellettuale al servizio dei più deboli, dei più bisognosi, degli emarginati e questo fa di Gianni un uomo speciale. Ciascuno dei ragazzi che è uscito dal tunnel della droga è la testimonianza viva di un cammino duraturo. La Laad vivrà ancora a lungo, ne sono certo. Vivrà per quello che Gianni ha seminato».

Persona dal carattere apparentemente crepuscolare, Cordova in realtà era un tipo giocherellone, amante del cinema e del teatro, come testimoniano le tante locandine sparse sulle scale e sulle pareti dell’associazione. «Mio padre aveva il pallino della recitazione, ma io lo bocciavo ai provini», scherza Margherita, appassionata delle opere di Shakespeare e organizzatrice di eventi al parco Sabucchi insieme al regista William Zola, compagno di scuola di Cordova alla Tinozzi.«Eravamo talmente amici», afferma, «che siamo stati pure bocciati insieme. La città dovrà riflettere per non disperdere la sua enorme eredità, lui guardava ai suoi grandi impegni con lo stupore degli occhi di un bambino. Ovunque tu sia, Gianni, abbiamo ancora bisogno di te». Era schivo e riservato, il presidente della Laad, ma quando combatteva era un soldato disciplinato, forte di una fede laica che non lo abbandonava mai. Nella camera ardente entra Marinella Sclocco, assessore regionale e racconta: «Qui Gianni organizzava le messe di Natale con tutti i ragazzi. Indimenticabili le sue battaglie come quella per ottenere la gestione del parco Sabucchi, dove una notte lui piazzò una tenda e si mise a dormire. Al risveglio, la sua tenda era circondata da tantissime altre, la città non lo aveva lasciato solo».

Francesco Maragno, sindaco di Montesilvano, sottolinea: «Un grande uomo, sempre schierato a difesa dei deboli e degli emarginati, grande esempio di altruismo e solidarietà. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel mondo del sociale regionale. L'Abruzzo perde una persona speciale che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli altri a ritrovare la forza persa a causa delle avversità della vita, a rinascere e ricostruire un futuro. Alla moglie e alla figlia, ma anche a tutti i ragazzi della comunità, le condoglianze dell'amministrazione comunale».

Esprime cordoglio anche il Movimento 5 Stelle: «Gianni ha dimostrato con i fatti che c’è una speranza anche nelle situazioni più difficili. Un uomo generoso, un cuore grande nel profondo impegno sociale ed una tenacia senza fine. Oggi Pescara saluta un uomo straordinario».

Geremia Mancini, presidente onorario dell'associazione “Ambasciatori della fame” commenta: «Cordova ha rappresentato, per anni, un faro nella nebbia della droga».(c.c.)

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