Ciattè d’oro e Delfino Il sindaco ai 14 premiati: «Fate grande la città»

Tra le personalità, don Marco Pagniello e la sua Cittadella per i poveri e il manager Caputi: nato a Chieti, ma nel mondo mi sento pescarese
PESCARA. «È vero che pescaresi si nasce, ma è vero anche che lo si diventa perché Pescara accoglie tutti, è aperta al nuovo, tende una mano a chi è in difficoltà, dà opportunità». Nelle parole del sindaco Carlo Masci si racchiude il senso della giornata di ieri, dedicata «a celebrare il patrono, San Cetteo» e alla consegna delle onorificenze civiche Delfino d’oro e Ciattè d’oro, «un premio a chi si è distinto in città e fuori, a chi è nato qui o è nato altrove e poi ha scelto questo posto». Per Masci è «il giorno della identità dei pescaresi», a partire da cinque giovani che, in un’aula gremita del consiglio comunale, hanno ricevuto la cittadinanza: Alex Rozmarynowski, Ziwen Yamg, Lorenzo Vrenozi, Nicole Vrapi e Fatmir Ademaj e subito dopo ha prestato giuramento e ricevuto la cittadinanza italiana padre Windel Pastoriza.
Sono 14 le personalità, scelte da un comitato, che «hanno fatto tanto per Pescara, hanno portato il suo nome fuori dai confini e saranno un esempio», ha detto Masci. Ha ricevuto per primo il Ciattè d’oro l’imprenditore Ottorino La Rocca, co-fondatore di Valagro e ai vertici della fondazione Aria. Un premio «inaspettato», ha detto prima di lasciare il posto a Patrizia Ciaburro, che nel 1981 ha portato a Pescara il Movimento per la vita e il Centro di aiuto alla vita. «La mia è stata la scintilla iniziale», ha sottolineato ringraziando chi l’ha accompagnata in questi anni. Ha condiviso il suo Ciattè d’oro con «la Caritas e con la chiesa di Pescara» don Marco Pagniello che qui ha diretto la Caritas e ha realizzato «progetti e sogni, tra cui la grande sfida della Cittadella dell’accoglienza per poveri e senza dimora». E ha chiesto che «prosegua la co-progettazione tra pubblico e privato». Antonio Di Loreto, ha voluto «onorare Pescara con libri, documentari, mostre e fotografie perché questa città mi appartiene e io appartengo a Pescara da oltre 60 anni». Ci tiene ad essere ricordato per due dei suoi libri Gerardo Di Cola, uno dei maggiori esperti di cinema, storico del doppiaggio. Perché in quei volumi ha espresso «la mia abruzzesità, dimostrato la mia pescaresità». Augusto Di Luzio, che ha ritirato il premio alla memoria all’ortopedico Raffaele Paparella Treccia, ricorda ancora il giorno in cui, nel 1996, il sindaco Carlo Pace gli annunciò che il medico «voleva donare alla città la villa con la collezione di ceramiche. Spinsi il sindaco ad andare subito a Villa Urania, oggi museo. Paparella ci aprì e ci disse: “Vi stavo aspettando”». Ciattè d’oro alla memoria anche per Miky Frattaruolo, insegnante, coreografa e direttrice della scuola di danza Maja che ha formato «centinaia di giovani e oggi ringrazia da lassù», ha detto il figlio Giancarlo Scarponi. Altro riconoscimento alla memoria per Laurino Circeo, insegnante, direttore didattico e diacono impegnato nell’Unitalsi. Cesare, uno dei figli, ha ricordato che «il servizio era alla base della sua vita» e «ha cercato di disobbligarsi con Pescara», dove ha vissuto 61 anni e dove ha passato il testimone dell’Unitalsi a una delle figlie, Rita.
Delfini d’oro. Il primo è andato al manager Massimo Caputi, che è «nato a Chieti ma nel mondo mi sento pescarese, se non fossi venuto qui non avrei fatto nulla». Ammira e crede in Pescara «che sviluppa intelligenza, è sempre reattiva» e può puntare al progetto sfumato «40 anni fa, quando i politici della provincia di Chieti si sono opposti all’ipotesi di un’unica area metropolitana». Per Michele D’Attanasio, direttore della fotografia, vincitore del David di Donatello (che ha inviato un messaggio video) c’erano i genitori. «La sua gioia è la nostra e di tutti quelli che si appassionano a un progetto e riescono a portarlo a termine», hanno detto. Paolo Laporta, prof universitario che ha lasciato Pescara per Milano «seguendo la passione per la fisica e la tecnologia», qui si sente «a casa» e vede Pescara «enormemente cambiata, in meglio», ha raccontato parlando del suo ultimo studio, che riguarda «un nuovo laser». Tre i nomi del mondo dello sport: Simone Fontecchio e i genitori Daniele e Amalia Pomilio, stelle del basket. «Qui ci sono le mie radici profonde e mio figlio rappresenterà Pescara aldilà dell’oceano, nella Nba», ha detto orgoglioso Daniele. «Pescara», ha aggiunto Malì Pomilio, «mi ha dato l’opportunità di giocare in serie A a 14 anni e ora l’ha data a mio figlio. E per questo ringrazio la città e lo sport».
Tutte persone «speciali», per il presidente del consiglio Marcello Antonelli, accomunate da «passione, dedizione, solidarietà, innovazione, ricerca, studio, impegno e missione».

