Ciclone, per adesso Cantagallo non deve ridare soldi al Comune

Processo penale chiuso: condannati l’imprenditore Di Pietro, il tecnico Cirone e l’ex assessore Di Febo Tra un anno la Corte d’Appello deciderà l’entità della somma dovuta dall’ex sindaco e altri 5 imputati
MONTESILVANO. «Se è stato un Ciclone, lo deciderà la gente nei prossimi anni». Così l’ex sindaco Pd Enzo Cantagallo, 54 anni, commenta l’ultima decisione sul processo Ciclone, la più importante perché riguarda i soldi e cioè 200 mila euro di risarcimento al Comune per presunti danni di immagine provocati da arresti e processi: la Corte di Cassazione ha deciso che quella somma, divisa tra 6 imputati, deve essere ricalcolata. Di più o di meno, non si sa: le motivazioni arriveranno tra almeno tre mesi. Ma, di certo, non è più una questione penale: il 18 febbraio scorso, la Cassazione ha rinviato il caso alla Corte d’appello civile dell’Aquila. Il processo Ciclone è finito e si è chiuso con appena tre condanne, quelle già decise in sede di appello: gli unici condannati sono l’imprenditore Giuseppe Di Pietro, l’ex dirigente Vincenzo Cirone (tre anni a testa per concussione) e l’ex assessore Guglielmo Di Febo (due anni). Per il resto, a dieci anni dai primi arresti per l’appalto delle fogne di via Adige, resta in piedi soltanto lo strascico civilistico. Sarà una battaglia legale per i soldi: erano stati condannati a risarcire il Comune, in primo e in secondo grado, Cantagallo (per 70 mila euro), l’imprenditore Duilio Ferretti (poco più di 40 mila), l’ex dirigente all’Urbanistica Ronaldo Canale, gli ex assessori Paolo Di Blasio e Guglielmo Di Febo e il dipendente comunale Alfonso Di Cola (20 mila a testa), l’ex assessore Attilio Vallescura (4 mila). Ma queste cifre, ha detto ora la Cassazione, devono essere ricalcolate. Perché? Secondo la tesi delle difese, tra le sentenze di primo e di secondo grado sono caduti dei reati tra assoluzioni e prescrizioni. Pertanto, secondo le difese, si deve tenere conto di tutti quei reati spariti anche nel calcolo finale che non può restare sempre di 200 mila euro diviso 6. E la Cassazione ha accolto i ricorsi degli imputati, assistiti dagli avvocati Aldo Moretti (Ferretti, Di Blasio e Di Cola) e Giuliano Milia (Cantagallo, Canale e Vallescura).
«Sono contentissimo», dice Cantagallo, ormai tornato nei ranghi del partito e presente anche alle riunioni ufficiali, «senza una sentenza di condanna passata in giudicato, non si può essere condannati a risarcire i danni all’immagine. Non lo dico io, ma lo dice la legge, la 102 del 2009 all’articolo 17: nel mio caso», continua l’ex sindaco eletto nel 2004 con il 69,5 per cento dei voti, «non c’è alcuna sentenza di condanna e per questo la Cassazione ha accolto il nostro ricorso e rinviato gli atti alla Corte d’appello civile».
La partita è lunga: la decisione della Corte d’appello civile – sicuramente non prima di un anno – potrà essere appellata ancora davanti alla Cassazione. E, per Cantagallo, non è affatto detto che si arrivi davvero a una condanna di risarcimento dei danni nei confronti del Comune: «Su 34 capi di imputazione, sono stato assolto 32 volte con la formula del fatto non sussiste e nei restanti due casi per intervenuta prescrizione. Ma il decorso del tempo», sottolinea Cantagallo, «non è attribuibile agli imputati ma alla giustizia. Ricordo che nei casi in cui le udienze si interrompono per indisposizioni delle difese i termini della prescrizione si interrompono. Quindi, se sono stato assolto, continuo a non capire perché mai dovrei risarcire il Comune».
Dieci anni e il Ciclone non è ancora finito, ha preso un’altra strada: Cantagallo è stato arrestato il 15 novembre del 2006 e ha passato due mesi nel carcere di San Donato e altri due ai domiciliari nella sua villa della collina. Poi, è cominciata l’odissea in tribunale tra udienze preliminari fiume e un processo con centinaia di testimoni che si è concluso con il pronunciamento della Cassazione e la conferma delle uniche tre condanne a carico di personaggi che si possono definire almeno di secondo piano. Quindi, è stato davvero un Ciclone quello che si è abbattuto su Montesilvano? «Lo deciderà la gente nei prossimi anni», dice Cantagallo: poche parole per riassumere la sua volontà di tornare ad amministrare.
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