«Ciclostazione, info point mostre e spazi per i poveri» Ecco le idee per il rilancio

20 Febbraio 2018

Intervengono Caritas, associazioni, operatori culturali e anche il comico ’Nduccio Tanti i suggerimenti sulle possibili destinazioni degli spazi vuoti dello scalo

PESCARA. Una ciclostazione, box auto per chi vive in centro, un luogo per l’intercultura, uno spazio per le mostre. Sono tante le idee per dare una nuova destinazione agli spazi inutilizzati della stazione ferroviaria, quelli rimasti vuoti dal primo giorno e quelli liberati dopo un primo periodo di occupazione. Le proposte sono le più disparate e arrivano da settori diversi.
Don Marco Pagniello, direttore della Caritas, pensa a «un centro per l’intercultura, cioè un luogo di incontro e confronto. Un posto dove le persone si possono conoscere, che a Pescara manca. È questa l’integrazione», dice don Marco. «È vero che bisogna avere un lavoro e una casa per poter pensare all’integrazione, ma se le persone non si conoscono non si può pensare ad una convivenza. Più a nord di Pescara si è già lavorato su queste politiche, da tempo», fa notare il direttore della Caritas.
«Oppure», suggerisce ancora, «si potrebbe pensare di ampliare gli spazi dell’associazione On the road, alle spalle della stazione, destinati ai senza fissa dimora, anche se bisogna evitare il pericolo di creare dei luoghi di emarginazione». Ma i luoghi della stazione, fa notare don Marco, «hanno generalmente una vocazione sociale (e si pensi alla stazione Termini di Roma), e lì si potrebbero fare tante cose». Ma chi pagherebbe? «Noi abbiamo bisogno di luoghi da occupare gratuitamente», dice il responsabile della Caritas che in passato ha anche avviato una interlocuzione su questi temi con chi gestisce gli spazi dello scalo ferroviario. E poi, in seconda battuta, lancia anche l’idea di organizzare «delle mostre alternative». Ma il luogo per l’intercultura resta il suo pallino.
Non si discosta molto da questo pensiero il comico ’Nduccio che dismette i panni dell’intrattenitore e pensa all’utilità dei locali vuoti della stazione per «i bisognosi, gli ultimi, i reietti, i diseredati. È sempre stato un punto di arrivo e di partenza di gente che si è lasciata alla spalle la propria vita o che spera di andare verso una vita diversa. La stazione può essere vista come un luogo di speranza, per credere in un mondo diverso, e si potrebbe pensare di affidare la struttura alla Caritas, a una associazione umanitaria, a una di quelle realtà che danno anima e corpo per raccogliere la gente dalla strada e dal degrado. Consentiamo agli ultimi di credere in un mondo diverso», dice speranzoso (e serio) Germano D’Aurelio che ha collaborato a un progetto per i senza tetto. C’è anche una seconda proposta, ironica, e la formula con il sorriso. «Si potrebbe creare lì dentro una camera di sicurezza per tanti politici, quelli che combinano guai. Così li teniamo lontani dalla tentazione di fare grandi stupidaggini».
Snocciola una serie di possibili soluzioni Laura Di Russo, dell’associazione Fiab Pescarabici, che ha già sperimentato la presenza in stazione, quando la Fiab condivideva gli spazi sul primo binario con Legambiente. «La nostra richiesta l’abbiamo fatta, per dedicare uno spazio alla ciclostazione: sarebbe utilissimo lasciare lì le bici, pagando un affitto. E si può pensare di dare la possibilità di affittare le bici in stazione. Abbiamo anche avviato una interlocuzione per realizzare questo progetto e sembrava ci fosse uno spazio all’ingresso, nell’atrio, ma era troppo complicato e abbiamo lasciato stare». Per Di Russo «dovrebbe essere il Comune ad «insistere per la ciclostazione custodita (basta una telecamera)» e comunque basterebbe guardare ad alcune città «civili, come Bologna o Firenze e prendere esempio». Ma la «prima cosa da fare sarebbe un centro di accoglienza turistica, visto che questo è un punto di arrivo. E quindi una grande “reception” per dare informazioni su alloggi, percorsi ed eventi in città e in regione e offrire la possibilità di prenotare direttamente i servizi di cui usufruire». Manco a dirlo Di Russo, che si muove solo sulle due ruote, boccia i «3000 posti auto progettati per l’area di risulta del futuro», e consiglia di usare gli spazi vuoti della stazione per «creare box o posti auto per i residenti del centro che non sanno dove lasciare la macchina. Così il parcheggio dell’area di risulta si ridurrebbe».
Bisogna ripescare nella «tradizione di Pescara» nel campo dell’arte per convincersi che si dovrebbe avviare un «discorso artistico» in stazione, spiega Silvia Moretta, che è stata direttrice artistica del videomapping in piazza Salotto nel periodo di Natale. Propone, tra l’altro, delle installazioni per «la riqualificazione degli ambienti interni», ispirandosi ai modelli della “Nuvola di Fuksas di Roma e delle stazioni dell’arte di Napoli.
Ci si dovrebbe «affidare ad artisti di un certo livello» e un nome su tutti potrebbe essere quello di Franco Summa. Sono indispensabili «i servizi», dice, e quindi bar e ristoranti per chi frequenta la stazione, e andrebbero avviate «attività commerciali e postazioni internet», per fare degli esempi. Ma è fondamentale «affidarsi all’arte» e ci sono tante «associazioni e collettivi che lì potrebbero vivere. L’arte, d’altronde, ha il potere di cambiare il segno delle cose».
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