Cinque imbarcazioni portate via dal Pescara

19 Gennaio 2017

Barca a vela alla deriva nella darsena commerciale. I pescatori: «Ora chi ci rimborserà i danni?»

PESCARA. I marinai che conoscono alla perfezione il gioco incerto delle correnti e dei venti non hanno dubbi: è solo grazie alla diga foranea che, per la seconda volta dopo il 2013, la città si è salvata da un’alluvione che poteva avere conseguenze ben più tragiche del 1992. La conta dei danni, dopo una mareggiata che ha raggiunto forza dieci, è di 5 imbarcazioni da diporto portate via dal fiume e altrettante denunce di evento straordinario presentate alla Capitaneria. Una barca a vela, sfuggita agli ormeggi, da ieri mattina è alla deriva nella darsena commerciale. Per riuscire a recuperare il natante è necessario attendere il miglioramento delle condizioni atmosferiche. Intanto, per la seconda notte consecutiva, i pescatori sono rimasti svegli in banchina per controllare che le doppie e triple cime con le quali hanno legato i loro battelli non si allentino a causa dell'andirivieni delle onde. «Da quando vado in mare», racconta allarmato Massimo Camplone, classe 1955, «cioè dall'età di 13 anni, non ho mai visto una burrasca così forte. Nemmeno nel 1992 quando la mia famiglia perse quattro barche ci furono onde alte 10-15 metri come adesso. Siamo come i topi, intrappolati senza poter fare nulla». «Siamo nelle mani del Signore», ribatte suo fratello, Mario Camplone, «abbiamo rinforzato gli ormeggi, ma non sappiamo se reggeranno. Qui è tutta un'emergenza. Ognuno di noi ha avuto dei danni e chissà chi mai ce li ripagherà». I problemi ai pescherecci si sommano a quelli provocati dall'esondazione del fiume ad almeno 5 imbarcazioni da diporto. Come racconta l'armatore Gianni Papponetti, il disastro è avvenuto ieri mattina quando la barca a vela "Alira", attraccata di fronte al Club nautico, ha spezzato le cime probabilmente a causa dell'impatto con un grosso tronco. Il veliero è finito a fondo, andando a sbattere prima contro un motoscafo e dopo contro un'altra barca a vela. Quest'ultima si è sganciata a sua volta dall'ormeggio ed è stata trasportata sempre più lontano dalla forza del fiume, fino a raggiungere l'avamporto, nello specchio d'acqua al largo della darsena commerciale. «Adesso non possiamo riprenderla perché c'è bufera», dice Papponetti, «ma la carcassa della "Alira", andata a fondo, le fa da ancora, evitando che si sposti ulteriormente. Dobbiamo ringraziare la diga foranea che ha fatto da barriera al mare evitando una tragedia enorme».

Ylenia Gifuni