Città senz’acqua, sì ai contributi per chi si doterà dell’autoclave

29 Ottobre 2021

L’aula approva all’unanimità la richiesta di aiuti per sostenere le famiglie nell’acquisto dell’impianto Masci: «Serve uno sforzo per sostenere i cittadini». Brandelli (Aca): stiamo progettando le nuove reti

PESCARA. La rabbia dei cittadini che soffrono da mesi perché non hanno l’acqua in casa. E il tentativo della politica di dare risposte a chi non ne può più. Il consiglio comunale straordinario di ieri pomeriggio, convocato su richiesta della minoranza proprio per parlare dell’emergenza idrica, ha portato il centrodestra e il centrosinistra a mettere nero su bianco i passaggi da realizzare per affrontare un problema, quello dell’acqua, che quest’anno è esploso in tutta la sua drammaticità.
I 19 consiglieri comunali presenti hanno votato e approvato all’unanimità due ordini del giorno, uno della maggioranza e uno dell’opposizione, che impegnano il sindaco e la giunta, tra l’altro, a verificare la possibilità di «mettere a disposizione di privati e condomini contributi per l’installazione di impianti autoclave o di altri sistemi di approvvigionamento». Contributi da erogare «sulla base della valutazione del reddito dei richiedenti, per supportare le famiglie in condizioni di necessità». E una valutazione del genere andrebbe compiuta con «Regione, Aca e Ersi». Nei due documenti si esalta la necessità di realizzare una «rete duale», perché l’utilizzo dell’acqua (potabile e non) sia differenziato a seconda dell’uso che se ne fa. Sì, poi, alla attivazione di un confronto «costante e continuo» sull’emergenza idrica da realizzare in un «tavolo» da avviare innanzitutto con l’Aca (tanto più che il dialogo con il Comune è indispensabile quando si realizzano interventi sui sottoservizi) mentre «una cabina di regia» dovrà monitorare le opere di manutenzione straordinaria. E ancora, governo e ministero andranno sollecitati per «il rilascio delle autorizzazioni per i nuovi pozzi di emungimento dell’acqua a Bussi», che garantirebbero altra acqua. Sono, in sintesi, alcuni dei passaggi da compiere ma per il sindaco Carlo Masci «lo sforzo che deve fare la politica è andare incontro a chi non può mettere l’autoclave», la cui presenza è fondamentale in una fase storica in cui di acqua ce n’è di meno e se ne consuma di più, come ha spiegato in aula Giovanna Brandelli, presidente dell’Aca sottolineando che ciò che c’è oggi è stato ereditato dalle precedenti gestioni. «La portata del Giardino», ha chiarito, «è di 870 litri al secondo (il valore storico era di 1200), quindi abbiamo il 30% di risorsa idrica in meno ma il consumo è aumentato del 20% con la pandemia». Chiedere ai cittadini di acquistare l’autoclave, ha chiarito, non è un modo per scaricare su altri il problema ma l’Aca, come gestore, è tenuta ad assicurare che nel punto di consegna dell’acqua la pressione sia pari a 0,5 bar e da lì «è prevista la compartecipazione dell’utente per rilanciare l’acqua ai piani più alti, attraverso l’autoclave». Dalle richieste di intervento arrivate all’Aca, però, è emerso che «il 70% degli utenti non avevano questo impianto». Resta il fatto «le reti vanno rifatte, digitalizzate e va realizzata la distrettualizzazione». La progettazione «è partita ad agosto» e sono stati individuati «20 lotti di lavori», ha annunciato Brandelli. Nunzio Merolli, presidente dell’Ersi, ha chiesto «scusa per i disservizi» e annunciato di voler applicare «nuove metodologie nella gestione della rete che è datata, va rivista e aggiornata, ed è quello che si farà. Il nostro obiettivo, poi, è arrivare a un gestore unico, partendo dalla riduzione delle società di gestione da 6 a 3». Ha chiesto «scusa» ai cittadini anche il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari che ha parlato dell’emergenza idrica come di una «vergogna», e ha accusato la Regione di «non aver fatto ancora nulla», oltre ad invitare l’Aca a recuperare «i 97 milioni di euro dai cittadini che non hanno pagato l’acqua».