Città senza telecamere Tra i montesilvanesi ora si fa largo la paura

E una cittadina confida: «Anche io sono stata aggredita» Ma c’è chi rimarca: «Questo è ancora un posto tranquillo»
MONTESILVANO. «Montesilvano non è una città criminale. Sarebbe auspicabile che fatti del genere non accadessero mai, ma sono situazione isolate, i controlli ci sono, siamo al sicuro». «La paura di essere aggrediti c’è al punto da non uscire di casa dopo una certa ora di sera, ma tutto può succedere, ovunque e in qualunque momento. Certo, se le telecamere di sorveglianza funzionassero come quelle dei semafori, si arriverebbe prima ai colpevoli».
Un colpo alla botte e uno al cerchio. La comunità montesilvanese (53mila abitanti che diventano quasi il doppio in estate) è turbata dopo gli ultimi fatti di cronaca che si sono susseguiti in pochi giorni, dalla donna di 51 anni seviziata con forbici e siringa sotto casa, in via Martiri Pennesi, ai colpi di fucile esplosi in aria per difendersi dai ladri in via Chiarini, fino all’anziano truffato da finti tecnici che gli hanno rubato oro per un valore di 10mila euro dalla cassaforte di casa, in via Piemonte.
Episodi accaduti in sequenza, nell’arco di due settimane, che impressionano i cittadini ma non scalfiscono la fiducia nei confronti di chi deve garantire l’ordine e la sicurezza.
«D’estate i controlli vengono rafforzati con l’aumentare delle presenze turistiche, la microcriminalità è ovunque e gli ultimi accadimenti si possono definire sporadici», è l’opinione di Tommaso Di Girolamo e Guerino Mazzaferro che disquisiscono dell’argomento seduti al bar in piazza Diaz, «Montesilvano non è una città criminale, è ancora un posto tranquillo». Piuttosto lo scandalo, per i due residenti, «è la prostituzione sul lungomare, da via Marinelli verso le Naiadi, che è tornata ancora più aggressiva di prima. Bisognerebbe ripulire la pineta e illuminarla per restituire decoro alla zona».
Alcuni cittadini chiacchierano sotto il sole cocente delle 11 davanti alla scuola Fanny Di Blasio. Il gruppetto, avanti con l’età, chiede l’anonimato, ma ci tiene a rassicurare: «Montesilvano è tranquilla, sarebbe auspicabile che fatti del genere non accadessero mai, ma qui i controlli ci sono, ci sentiamo al sicuro».
«Io non mi sento affatto al sicuro, la sera ho paura ad uscire già dopo le 8. Io stessa», racconta Giovanna Marano, operatrice socio sanitaria, «sono stata protagonista di un episodio di aggressione e so come si è sentita quella donna. Pensare che il colpevole, in questo caso, è ancora in giro mette i brividi. Sì, lo ammetto, ho paura».
Al caffè Florian di via San Pietro, un cittadino lancia la battuta: «È sorprendente come gli impianti di sorveglianza non funzionino in questa città al contrario di quelli dei semafori che sfornano multe a raffica».
Accanto, l’ex sindaco (anni ’90) Renzo Gallerati, analizza: «Una città di frontiera vive molteplici dimensioni dei reati. Se crescono i fenomeni criminosi, è necessario elevare il livello di attenzione e sicurezza. Un tempo sul lungomare c’era un posto di polizia che aveva funzioni di controllo e monitoraggio costanti sul territorio».
La signora Sonia fa volantinaggio: «Ma io non esco mai di notte, ho paura. I malintenzionati sono ovunque e non possiamo tapparci in casa tutto il giorno. Ciascuno deve difendersi come può». Katia P. sta per entrare al supermercato nelle vicinanze di palazzo Baldoni: «I controlli ci sono, ma non c’è la certezza della pena. Questo è il dramma».
«La percezione della sicurezza c’è», secondo l’imprenditore in pensione, Giorgio Santi, 83, originario di Cappelle, «ho fiducia nel lavoro dei carabinieri e delle forze dell’ordine in generale. I fatti accaduti sono isolati, la microcriminalità è ovunque».

