Cittadini a confronto con i politici «Aiutateci a trovare casa e lavoro»

Alessandrini e la sua giunta faccia a faccia con la disperazione e la povertà raccontate dai pescaresi C’è chi sventola la bolletta della luce, chi ha dormito 4 anni sui treni e chi ha appena ricevuto lo sfratto
PESCARA. Un lavoro fisso e una casa dove abitare, magari un aiuto per pagare le bollette o un sussidio per riuscire a coprire la mensa scolastica dei bambini. Tutte richieste che potrebbero sembrare banali. Ma quando la crisi continua a mordere l’economia domestica di migliaia di famiglie e lo Stato non riesce a far fronte ai bisogni primari dei cittadini, non resta alternativa che andare a bussare alla porta del Comune di appartenenza e chiedere un incontro al sindaco e agli assessori competenti.
Lo hanno fatto un centinaio di persone, la maggior parte con storie di vita disastrata. Nelle scorse settimane avevano chiesto con insistenza un colloquio privato, ma «nell’impossibilità di riceverli tutti», ha specificato Marco Alessandrini, ieri pomeriggio è stato deciso di aprire la sala del consiglio comunale alla città.
«In occasione degli auguri di Natale», ha esordito il sindaco, seduto al centro dell’aula tra i nove assessori della giunta di centrosinistra, «possiamo guardarci negli occhi e ognuno può raccontarmi il suo problema. Mi approccio a questo incontro con un animo non lieve. Ma non c’è onore più grande che quello di rappresentare una comunità e credo che chi ha una responsabilità pubblica e ci mette la faccia ogni giorno, non può chiudersi in una stanza».
Il discorso di Natale di Alessandrini passa in rassegna le diverse criticità incontrate in questi primi sei mesi di mandato elettorale: dall’inevitabile riferimento al dissesto economico al clima di antipolitica che si respira un po’ dappertutto, dai tagli al personale all’ambizione «di recuperare un minimo di credibilità e di fiducia nella pubblica amministrazione». Qualche applauso al termine del suo intervento e poi giù con le singole richieste. Vittorio Di Lorito, uno dei tanti seduti in sala consiliare, si alza in piedi e prende la parola per primo: «Sono un volontario della Caritas, lavoro gratis ogni giorno in cambio di vitto e alloggio. Sindaco, per quanto ancora devo andare avanti così?».
«Io sto vivendo più o meno la stessa situazione», prosegue Giovanni, volontario nell’associazione Diversuguali, «la Caritas mi dà 50 euro a settimana, ma non mi bastano per mangiare e pagare l’affitto. Adesso ho ricevuto lo sfratto e non so come fare». «Ho due figli di 15 e 21 anni», aggiunge Monica Febo, «sono entrata abusivamente in una casa popolare di Rancitelli dopo aver dormito quattro anni in stazione o sui treni. Vorrei sapere da chi devo andare per farmi assegnare un tetto dove stare». Le storie sono tante, incastrate tutte sullo stesso sfondo di disperazione e povertà.
Antonio Santacroce sventola una bolletta dell’Enel da 105 euro: «Non ho i soldi per pagarla e il 12 gennaio mi staccano la corrente», si rammarica, «ho già rinunciato al gas. Datemi un aiuto, anche 10 o 20 euro: li metto da parte e poi cerco di arrivare all’intera somma».
A rispondere al fabbisogno di alloggi popolari è l’assessore Adelchi Sulpizio, mentre gli altri ricevono i cittadini per le materie di propria competenza.
«Abbiamo una richiesta di 1.200 case», sottolinea l’assessore Sulpizio, «ma la disponibilità del Comune non supera le 20 abitazioni all’anno e l’amministrazione non è in grado di far fronte a questa domanda. L'Ater ha circa una sessantina di case vuote e murate, perché non ci sono i fondi per renderle agibili. Stiamo lavorando per utilizzare 1,5 milioni di euro di vecchie risorse destinate all’edilizia residenziale pubblica».
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