Club nautico sfrattato dal Marina

4 Novembre 2017

Contenzioso con il porto turistico, la storica associazione perde la sua sede

PESCARA. Una storia lunga ormai quasi sessanta anni, contrassegnata dalla conquista di numerosi riconoscimenti e trofei anche a livello internazionale, non sembra essere bastata al Club nautico Pescara per conservare la propria sede all’interno del porto turistico Marina di Pescara. E, infatti, ormai da tempo sono contrapposti, da un lato la società Marina di Pescara e, dall’altro, il Club nautico, che dal 1969 fa anche formazione sportiva con la scuola vela, curando nel contempo anche l’organizzazione di eventi sportivi e di altre manifestazioni (tutti ricordano l’Italia Cup, le regate che si sono tenute in occasione dei Giochi del Mediterraneo o il Campionato italiano 470), e le attività ricreative all’interno del porto.
«Noi facciamo scuola vela e un ragazzo di soli sedici anni, Riccardo Lister, si stava distinguendo a livello europeo, ma adesso l'abbiamo perso. È una vergogna che nessuno se ne occupi», sottolineano sconsolati al Club. Per tale motivo, come fanno osservare alcuni soci, «il Club nautico è al servizio del Marina e per suo conto svolge l’attività di scuola vela, come peraltro è stabilito anche dall’atto di concessione per la realizzazione e gestione del porto turistico, risalente all’anno 1984. Per questo motivo, in base ad una disposizione del Codice della navigazione, il Club dovrebbe pagare un canone ricognitorio. Tutt’al più, il Marina dovrebbe riconoscere al Club nautico una somma per il servizio reso da quest’ultimo».
La Corte d'Appello dell’Aquila, alla quale la dirigenza del Club nautico si è rivolta per opporsi alle pretese del Marina di Pescara, ha confermato questa interpretazione, disponendo la sospensione della sentenza del tribunale di Pescara (favorevole, invece, allo stesso Marina di Pescara), con la seguente motivazione: «Rilevato che l’istanza di sospensione si correla alla impossibilità di reperire entro la data di esecuzione del rilascio altra idonea sistemazione con dispersione degli iscritti e discredito per una “gloriosa associazione sportiva che in oltre 50 anni di attività sportiva ha raccolto prestigiosissimi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale…” con danno irreparabile anche per essere affiliata alla Federazione italiana vela del Coni con conseguente impossibilità di svolgere la propria attività anche nell’interesse pubblico, stante la previsione contenuta nell’originario atto di concessione che stabiliva come necessaria l’esistenza di una scuola vela all’interno del porto turistico».
I soci del Club nautico fanno osservare, inoltre, come la Regione abbia, nel frattempo, stanziato e versato centinaia di migliaia di euro in favore del Circolo tennis L’Aquila. «Noi non chiediamo l’erogazione di fondi pubblici», protestano al club: «Noi chiediamo solo che altri non pretendano che sia il Club nautico a finanziare, con il sacrificio dei propri soci, il Marina di Pescara, in quanto i soci già offrono alla collettività le proprie energie ed i propri soldi per mantenere vita un’infrastruttura fondamentale per l’economia della città».
Dal Club nautico fanno sapere, comunque, di avere provato anche a proporre un canone per l’occupazione dei locali più contenuto rispetto a quello attuale, senza, tuttavia, ottenere risposta alcuna. Ed, anzi, ottenendo l’invito a lasciare i locali, che il Marina di Pescara intende destinare ad altri. Invece Luca Di Tecco, presidente del Marina, interpellato sulla vicenda, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Il prossimo passo della vicenda è previsto per inizio dicembre, quando la Corte d'Appello si esprimerà nel merito.
Loris Zamparelli
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