Cocaina con i fattorini, in 5 verso il processo

11 Maggio 2022

Chiede di patteggiare a 4 anni il presunto capo delle consegne a domicilio avviate durante il lockdown 

PESCARA. Arriva a conclusione, con una doppia richiesta, una di rinvio a giudizio e una di patteggiamento, l’inchiesta su un grosso spaccio di sostanze stupefacenti che alla fine di novembre dello scorso anno portò a una serie di arresti (effettuati dalla squadra mobile).
Dietro la facciata di una società di food delivery avevano trovato il modo di continuare il loro massiccio spaccio, muovendosi liberamente nonostante le restrizioni dovute al lockdown per la pandemia, sfruttando una ditta di delivery, la “Zorro express”: solo che invece del cibo, a domicilio veniva consegnata la droga. Le posizioni di Luca Di Pietrantonio, ritenuto dalla procura il leader dell'organizzazione, e quella del suo sottoposto, Federico Orfanelli, sono state stralciate in quanto i due hanno chiesto di patteggiare la pena. Un patteggiamento che ha trovato anche l'accordo del pm Luca Sciarretta e che verrà ora formalizzato nel corso di una udienza davanti al gup. Il primo ha concordato una pena di 4 anni di reclusione e 20 mila euro di multa, per una lunga serie di cessioni di droga (sono 61 gli episodi contestati dal magistrato), in particolare cocaina che serviva per rifornire soprattutto i giri della Pescara bene, per soddisfare quei personaggi che, in quel periodo di blocco totale erano costretti a casa e quindi senza avere la possibilità di incontrarsi con i soliti fornitori di cocaina.
Per Di Pietrantonio, all’attività di spaccio si aggiunge anche il reato di incendio per aver fatto appiccare il fuoco a una autovettura di qualcuno che andava evidentemente “punito”: «volendo dimostrare al proprietario della vettura», scrive il gip nella misura cautelare, «nonché all’ambiente di riferimento, la necessità di onorare i debiti assunti nei propri confronti». Il secondo, Orfanelli, ha concordato 10 mesi di reclusione in quanto il numero degli episodi di spaccio (18) è notevolmente inferiore al suo coimputato.
Le altre cinque persone coinvolte in questa inchiesta dovranno invece presentarsi il 15 settembre prossimo davanti al giudice per le indagini preliminari, Antonella Di Carlo, per la discussione sul rinvio a giudizio chiesto dal pm. E questi sono Kevin Cellini, Antonio Patanè, Paolo De Luca (già noto alle cronache per aver fatto parte della banda Battestini) il quale, insieme a Osvaldo Mancini, oltre allo spaccio deve rispondere anche di detenzione di una pistola clandestina, e Alessio Capricci.
A firmare la misura cautelare a novembre 2021 era stato il giudice Fabrizio Cingolani che aveva disposto l’arresto in carcere per Di Pietrantonio, Patanè, De Luca e Mancini, e i domiciliari per Orfanelli, oltre ad aver disposto il sequestro preventivo di 49 mila euro in contanti nella disponibilità di Patanè.
Il gip era stato esplicito nel disporre le misure. «La gravità dei fatti», aveva scritto, «nonché la reiterazione e la frequenza delle condotte di spaccio, rivelano come si tratti di un gruppo di persone stabilmente dedito all'attività delittuosa nel campo degli stupefacenti, con una personalità proclive a delinquere come emerge, per alcuni, dalla creazione di un’attività di “delivery” a mò di copertura dello spaccio. Circostanze, queste, che dimostrano abilità e professionalità nel delinquere, rivelando come detti indagati abbiano fatto di tali comportamenti illeciti fonte di guadagno e sostentamento».