Colaci, morte improvvisa. Addio al direttore del lavoro

Scompare a 76 anni lo storico dirigente che guidò prima Chieti e poi Pescara. I funerali nella chiesa di Sant’Antonio
PESCARA. Amava il suo lavoro. Era una autentica passione, alimentata quotidianamente e messa al servizio degli altri, per aiutare chiunque ne avesse bisogno.
Francesco Colaci, 76 anni, ha continuato ad impegnarsi costantemente per il mondo del lavoro anche dopo la pensione. E chi lo ha conosciuto non può che ricordare questa particolarità, dopo la morte improvvisa, avvenuta l’altra notte. Colaci è diventato dirigente dell’Ufficio provinciale del lavoro e massima occupazione a Chieti nel 1987, dopo una prima nomina ad Ascoli, e ha retto anche la direzione di Pescara.
Il passaggio successivo, nella sua carriera, è stata la nomina a direttore regionale, nel 2002, incarico che ha continuato a ricoprire fino al 2008 mentre - nel frattempo - questi Uffici hanno vissuto la trasformazione in Direzioni del lavoro, provinciali e regionale.
E da direttore regionale si è occupato anche della reggenza di Pescara. La pensione, nel 2008, non è stata un punto di rottura, anzi.
Un esempio su tutti descrive l’attaccamento di Colaci alle materie che lo hanno sempre accompagnato nel suo percorso professionale. Nel 1991, quando c’è stato il via libera alla legge sulla cassa integrazione e mobilità, il direttore provinciale era in ferie. Era in vacanza a Pescasseroli, ma si è comunque preoccupato di mettere a punto «una circolare di 15 pagine che ha scritto a penna, per poi farla arrivare via fax in ufficio», come ricorda il genero di Colaci, Gianluigi Pascuzzi. «Era una persona generosa il cui obiettivo era quello di fare del bene, di risolvere le questioni che gli venivano poste da chi aveva bisogno del suo aiuto».
Con questa filosofia cercava di organizzare e stimolare gli uffici e le sue circolari e direttive erano sempre finalizzate a migliorare il servizio all’utenza», dice. Alla fine degli anni Novanta, Colaci fu coinvolto in un’inchiesta su una presunta raccomandopoli, ma ne uscì assolutamente a testa alta perché fu prosciolto. All’epoca, ricorda sempre il genero, gli arrivò una lettera. L’aveva scritta un ragazzo disabile che aveva avuto problemi per essere assunto nell’ambito delle categorie protette e, per questo, era entrato in contatto con Colaci. Nella lettera il giovane gli scriveva che di lui non avrebbero mai potuto parlare male, nonostante gli articoli di stampa dell’epoca.
Colaci ha sempre continuato a studiare, informarsi e scrivere (su un blog), partecipando a convegni (gli ultimi, di recente, con i Consulenti del lavoro e a Confindustria). Ed è intervenuto ogni volta che gli è stato chiesto un aiuto: forniva risposte e chiarimenti a chiunque gli scrivesse per sapere come risolvere questioni spinose sul fronte lavorativo.
I suoi meriti sono stati sempre riconosciuti da Luciano D’Alfonso, e non solo, tant’è che nel 2004 ha ricevuto il Delfino D’Oro dal Comune. Poi di recente è stato chiamato a formulare delle proposte tecniche per risolvere la questione degli interinali della società Attiva, che chiedevano la stabilizzazione.
L’addio questa mattina (alle 10) con i funerali nella chiesa di Sant’Antonio, dove parenti e amici abbracceranno la moglie di Colaci, Gabriella, e i figli Francesca e Gianluca, il genero Gianluigi e la nuora Lisa.
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