Colpi di pistola contro Yelfry: giudizio immediato per Pecorale

22 Ottobre 2022

Per gli spari in piazza Salotto, il 29enne sarà processato il 10 gennaio: ora è nel carcere di Viterbo Secondo il giudice sono sufficienti tutte le prove raccolte dall’accusa, con l’aggravante dei futili motivi 

PESCARA. Il 10 gennaio, davanti ai giudici del tribunale di Pescara, Federico Pecorale, 29 anni, abruzzese di origine e residente in Svizzera, dovrà essere giudicato per il tentato omicidio del cuoco Yelfry Rosado Guzman, 23 anni, ferito in maniera grave dentro il locale dove lavorava nella centralissima piazza Salotto, con cinque colpi di pistola, il 10 aprile scorso. Il pm Fabiana Rapino ha ritenuto che tutte le prove acquisite fossero più che sufficienti per andare a giudizio immediato: richiesta avallata dal gip Antonella Di Carlo. Il fatto si verificò il giorno della Domenica delle Palme, all’ora di pranzo, quando l’imputato si recò per la seconda volta in quel locale, “Casa Rustì”, per consumare degli arrosticini. E fu proprio un diverbio, nato per la non corretta salatura degli arrosticini, a far scattare l’ira di Pecorale che estrasse la pistola che aveva con sé (un calibro 6,35) e fece ripetutamente fuoco contro il giovane. Di qui l’aggravante dei futili motivi che il magistrato ha contestato all’imputato, e che rende più pesante la sua posizione.
L’avvocato Florenzo Coletti (ora affiancato anche dal collega Sandro Marcheselli di Latina), che per primo assunse la difesa di Pecorale, fece sottoporre il suo cliente a una perizia psichiatrica per arrivare a dimostrare che le problematiche psichiche che affliggono da anni il suo assistito avrebbero scemato le sue capacità di intendere e di volere al momento di aprire il fuoco sul cuoco. Quest’ultimo, peraltro, venne ferito molto gravemente e rischiò di morire, oltre a subire lesioni importanti e invalidanti. Nel capo di imputazione viene ricostruita la sequenza dei fatti, peraltro ripresa per intero dalla telecamera interna al locale che fece immediatamente il giro del web. Pecorale era stato in quel locale anche la sera prima ed era tornato il giorno dopo a pranzo. Aveva ordinato degli arrosticini, poi si era recato dentro il locale per raccomandare al cuoco la perfetta cottura e salatura degli stessi. Ma qualcosa non fu di suo gradimento e ne nacque una breve discussione tra i due, peraltro alla presenza della cameriera, testimone oculare di quanto accaduto: Pecorale sferrò prima un pugno al cuoco e subito dopo estrasse la pistola sparando due colpi che raggiunsero la vittima. Poi fece il giro del bancone ed esplose altri tre colpi contro il 23enne a terra, raggiungendolo in parti vitali tanto che fu ricoverato in prognosi riservata. Quindi si allontanò e tornò in albergo per prendere un taxi e farsi accompagnare in Svizzera: ma la polizia lo intercettò e lo arrestò in autostrada.
All’interrogatorio di garanzia Pecorale non rispose alle domande del giudice, ma poi chiese di essere interrogato dal magistrato. Questo avvenne dopo che il suo legale esaminò attentamente il filmato, scoprendo, a suo dire, una sorta di reazione del cuoco al pugno ricevuto, gesto che avrebbe, ingiustificatamente, fatto scattare la furia omicida di Pecorale. Ora l’imputato si trova nel carcere di Viterbo dopo che, per una serie di litigi sia con le guardie penitenziarie, sia con alcuni detenuti, venne deciso il suo trasferimento.