Colpo in gioielleria, titolari disperati: «Distrutto un sogno ma andremo avanti»

foto di Giampiero Lattanzio
Il 28 giugno l’inaugurazione della sede pescarese di “DoGi”. Parlano Raffaele Di Buono e Pierpaolo De Luca: «Pronti a ripartire»
PESCARA. Dieci giorni fa l’inizio di un nuovo capitolo per la storica gioielleria DoGi di Manoppello, che dietro quel marchio protegge una storia di famiglia e di amore lunga trent’anni. Ci sono i genitori Domenico e Gilda dietro il brand di lusso che dal 1994 il figlio Pierpaolo De Luca ha coniato e porta avanti con la sua famiglia e soci. Tra questi Raffaele Di Buono, giovane imprenditore, che proprio all’alba di ieri è stato svegliato dall’allarme furto della nuovissima sede pescarese, inaugurata lo scorso 28 giugno in corso Umberto, all’angolo con via Carducci.
«Svegliarsi all’alba e trovare il proprio sogno infranto dalla cattiveria di qualcuno», scrivono i gioiellieri sui social, pubblicando le foto del disastro. «Per un attimo ti fermi e ti chiedi: “E adesso? Cosa si fa?”. Poi guardi chi ti è accanto. Il team, la le famiglie, gli amici, i clienti, chi ti vuole bene. E capisci che la risposta è una sola. Si va avanti. Insieme. Più forti di prima. Grazie a tutti per l’affetto e il sostegno che ci state dimostrando. Una storia». E subito dopo una valanga di affetto nei commenti, dai clienti più affezionati ai chi è rimasto colpito da quella scena da film.
Un colpo che in meno di due minuti ha messo a soqquadro l’intera gioielleria, con un bottino ancora tutto da quantificare ma che può superare le centinaia di migliaia di euro. «Stiamo sistemando e siamo giù di morale», dice Pierpaolo De Luca, l’uomo simbolo e anima del marchio. Dopo il diploma all’istituto d’arte, poi gli studi a Valenza, in Piemonte, e la professione di orafo e gemmologo. Dal 1990 linea di gioielli DoGi, diventata anche rivenditore dei più prestigiosi brand di gioielleria, orologeria e bijoux.
Dopo la sede storica di Manoppello, la scommessa di Pescara centro, due passi dal salotto della città. Era il 28 giugno quando i due soci Pierpaolo e Raffaele festeggiavano con clienti, amici e autorità la sede di via Carducci. Dieci giorni dopo, alle 4.40 della notte, la distruzione con una banda di cinque incappucciati che in meno di due minuti hanno messo a soqquadro il negozio di preziosi e sono fuggiti con il bottino milionario. «Hanno fatto talmente veloce che non è riuscita neppure ad arrivare la polizia, potrebbe essere un gruppo di professionisti», dice Raffaele, «dobbiamo ancora fare l’inventario della merce ma qui basta che ti perdi cinque pezzi e la cifra si sposta di 200, 300 mila euro così. Poi, se quei pezzi vengono rivenduti sul mercato, il bottino raddoppia».
Fondamentali ora saranno le immagini delle telecamere di videosorveglianza del locale, incrociate a quelle cittadine. «Abbiamo montato i vetri antisfondamento. Paura di ritorsioni nei nostri confronti? No, assolutamente. Non è mai accaduto un fatto del genere. Erano professionisti: sono entri per andare direttamente sui gioielli».
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