11 luglio

Oggi, ma nel 1965, ad Arona, in provincia di Novara, sulla strada adiacente il lago Maggiore, prima del ponte di Sesto Calende, alle 23.15, Costantino “Tino” Cattaneo, di 39 anni, di Gallarate, imprenditore del settore auto con fonderia ed officina, assassinava a colpi di cacciavite Mario Manzotti, di 40, di Milano, medico dell’Istituto farmaceutico Domenico Ganassini, dopo l’incidente automobilistico che i due avevano avuto. Sulla nazionale del Sempione il killer improvvisato era alla guida della Maserati 3500 GTi verde appartenente al garage di sua proprietà e aveva accanto Giovanna “Gianna” Caielli, di 26, impiegata, di Stresa, amica di famiglia, mentre la vittima era al volante dell'Alfa Romeo Giulietta TI, sigla che stava per "Turismo internazionale", grigia, a lui intestata, con Natalia De Ambrogi, di 31, la moglie, seduta sul sedile del passeggero.
Il fendente assestato da Cattaneo, passando a sinistra, nel secondo spazio intercostale di Manzotti, perforava involontariamente l’aorta polmonare (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese "La Stampa" del 13 luglio di quel 1965). Così il malcapitato arrivava cadavere nel locale ospedale Santissima Trinità. Più che come “il delitto del cacciavite” diverrà tristemente noto negli annali di cronaca nera del Belpaese come “l’omicidio del sorpasso”. Soprattutto perché il graffio causato da una vettura all'altra nel contatto verrà ritenuto irrisorio dai periti. Ad iniziare il litigio era stato il dottore che aveva preso a pugni il proprietario della spider della casa automobilistica col simbolo del tridente. Bolide che era stato usato, improvvidamente, da otto banditi del clan dei marsigliesi, capeggiato da “Jo le Maire” detto "Il sindaco", alias Giuseppe Rossi, nella rocambolesca rapina, da 200 milioni di lire, alla gioielleria Colombo di via Montenapoleone, il 15 aprile 1964.
Il 27 novembre di quel 1965 Cattaneo verrà condannato, in primo grado, a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Pena che, il 13 ottobre 1966, verrà ridotta, in appello, a 3 anni e 6 mesi di cella contemplando l’eccesso di legittima difesa e non l’omicidio preterintenzionale. E, il 12 gennaio 1967, tornerà in libertà per applicazione della grazia voluta dal Capo dello Stato Giuseppe Saragat in occasione delle celebrazioni per il ventennale della Repubblica.
