«Combattiamo insieme la mafia» Da Pescara l’appello ai giovani

30 Ottobre 2021

Gli eroi della lotta al malaffare rilanciano l’impegno per la legalità: «Serve la carica morale del giudice» Riconoscimenti al comico Lipari, ai procuratori di Catania e Reggio Calabria e ai giornalisti in prima linea

PESCARA. Un appello unanime rivolto ai giovani a unirsi al fianco della squadra dello Stato nella lotta alle mafie. Lo hanno lanciato dall’auditorium Flaiano i protagonisti del Premio Nazionale Paolo Borsellino, che ieri hanno ricevuto il riconoscimento per l’impegno nella legalità. Gli «Eroi tutti i giorni in prima linea», come li ha definiti il sindaco Carlo Masci. Giunto alla 25ª edizione, il premio presieduto da Luigi Savina, e organizzato da Leo Nodari e Gabriella Sperandio, dopo un anno di pausa, è tornato in presenza. La giornata a cui hanno partecipato oltre alle più alte autorità del territorio, a partire da Giovanni Legnini, delegazioni di studenti dell’alberghiero di Pescara, del comprensivo di Pineto e del D’Ascanio di Montesilvano, si è aperta con la consegna del premio alla cultura a Roberto Lipari, comico, inviato e conduttore di Striscia la Notizia. «La prima forma di ribellione per un popolo è la comicità», ha detto. L’altra arma più potente, come più volte hanno ribadito i premiati parlando ai ragazzi, durante la mattinata, presentata da Francesca Martinelli, Graziano Fabrizi e da 15 studenti del liceo D’Ascanio, è la cultura, perché come diceva il magistrato Antonio Caponetto «la mafia teme di più la scuola». «Il vero effetto devastante della mafia sta nel fatto che si fonda su ignoranza e corruzione», ha evidenziato Carmelo Zuccaro, procuratore distrettuale di Catania, premio Borsellino per la legalità. «E allora la scuola deve formare le coscienze». Stessa categoria per Francesco Oliva, vescovo della diocesi Locri-Gerace, «la cui azione pastorale si correla», si legge nella motivazione, «ad un impegno di formazione al valore della legalità, della giustizia e del rispetto». Premio alla legalità a Raffaele Grassi, prefetto di Padova, già prefetto di Foggia dove ha coordinato strategie contro le mafia pugliese; a Gaetano Paci, procuratore aggiunto di Reggio Calabria. «Borsellino usava infondere una carica morale e professionale nei giovani che come me ebbero la fortuna di avvicinarlo. I suoi insegnamenti sono rimasti indelebili», ha detto. Premio legalità all’Arma dei carabinieri, «che da una parte agisce come baluardo a contrasto delle mafie e dall’altra dedica attenzione ai fragili»: il riconoscimento è stato ritirato dal generale comandante del comando interregionale Ogaden, Maurizio Mezzavilla.
Il palco di Pescara è stato occasione per lanciare un appello accorato alle istituzioni, da parte di don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, «quartiere dimenticato dallo Stato», ha sottolineato nel ritirare il premio alla carriera. Ed è stato lo scenario dell’urlo di dolore di Pinuccio Fazio, insignito del premio alla memoria per il figlio Michele, vittima innocente di uno scontro a fuoco tra clan. «Riprendiamoci i nostri quartieri», ha gridato.
Per la sezione giornalismo, il riconoscimento è andato a Giovanni Bianconi, editorialista del Corriere della Sera, uno dei massimi esperti delle dinamiche delle associazioni mafiose. «Nel 1992», ha sottolineato, «è cominciato il conto che il Paese vuole chiudere con la mafia»; a Maria Grazia Mazzola, inviata del Tg1, che dal palco ha lanciato il monito a «non fermare la ricerca della verità»; e al presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta.
Per la scuola, premio Borsellino alla docente dell’alberghiero Rosa De Fabritiis, delegata progetto Legalità dell'istituto De Cecco, «testimone di una scuola aperta, democratica, moderna». Premio alla cultura per Giovanni Parapini, direttore Rai. Per il sociale, ad Antonio La Scala, avvocato e presidente associazione Gens Nova con cui si occupa di fornire assistenza legale ai più bisognosi e a Marco Grassi, ispettore guardia di finanza, da anni impegnato nella promozione e comunicazione di seminari sullo studio dei fenomeni di stampo mafioso.