Come chiamare la nuova città? Il nome Pescara divide i Comuni

8 Febbraio 2023

La proposta di Masci e Sospiri non piace ai sindaci di Montesilvano e Spoltore: «Si ragiona insieme» De Martinis: ci sono ancora tanti cittadini contrari. Trulli: «Non s’impone per legge, ci si deve pensare»

PESCARA. Dopo mesi di discussioni sulle date, se meglio il 2023, il 2024 o il 2027, adesso nel dibattito sulla Nuova Pescara entra anche la questione del nome.
Alla richiesta, perentoria, del sindaco Carlo Masci, «la nuova città si deve chiamare Pescara», ha fatto eco due giorni fa il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri: tra i 7 emedamenti alla legge sulla fusione dei 3 Comuni, c’è quello relativo al nome: «Il nome della futura nuova città sarà semplicemente Pescara». Tenendo a sottolineare che tale scelta «nulla toglie al rispetto che comunque verrà garantito a tutti i territori protagonisti della fusione», ossia Montesilvano e Spoltore. Ma da qui, i rispettivi sindaci frenano subito. «Il nome», dicono Ottavio De Martinis e Chiara Trulli, «va deciso tutti insieme».
MONTESILVANO «Come ho più volte spiegato», fa presente De Martinis, «trattasi di fusione, e quindi si deve ragionare attorno a un tavolo. E chi deve ragionare attorno a questo tavolo sono i sindaci e le tre amministrazioni interessate. Auspico che così come si sta facendo per tutte le altre questioni se ne discuta insieme. Poi si potrà chiamare Pescara, Delfino Pescara, in qualsiasi modo, ma deve essere oggetto di discussione. In ogni modo, al momento, ritengo che quello del nome sia l'ultimo dei problemi». E, a detta del sindaco, è l'ultimo dei problemi anche per i montesilvanesi. «Ci sono ancora tanti cittadini», spiega, «che non vedono di buon grado la fusione. Figuriamoci, quindi, se può interessare loro come questa nuova realtà si chiamerà. C'è gente che mi ferma per strada e mi dice che la Nuova Pescara non si deve fare, non rendendosi conto che il processo ormai è partito. Come sindaco, posso dire che i sentimenti delle persone non sono come qualcuno continua a sostenere. Tanti, ripeto, la fusione non la vorrebbero proprio per più ragioni».
Per De Martinis, i problemi sono altri. «La portata di questo processo è grande, molto grande. Quando io ho detto che sarà un problema anche il semplice denominare una strada, qualcuno mi ha riso dietro. Oggi poi si parla del nome della città. Penso invece che ci sia molto altro su cui riflettere».
SPOLTORE Anche per il sindaco di Spoltore, Chiara Trulli, c'è bisogno di un approfondimento. «Al nome Pescara», dice, «siamo tutti legati e affezionati, io in primis. Non mi sognerei mai di chiedere di cambiare il nome alla città. Però una riflessione va fatta, portandola magari anche all’attenzione dell'assemblea costituente».
Per il primo cittadino di Spoltore, al nome Pescara magari si potrebbe aggiungere un aggettivo qualificativo. «Un aggettivo qualificativo», spiega, «potrebbe definire la novità che rappresenta questo passaggio, che implica dei cambiamenti. Non parliamo semplicemente di territori che si annettono, ma di una realtà completamente nuova, che anche il nome deve esprimere. In ogni modo, deve essere frutto di un ragionamento tra i vari attori coinvolti. Vediamo cosa succede. Questa è la fase in cui ad esprimersi è il consiglio regionale». E sul nome, cosa dicono gli abitanti di Spoltore se dovessero diventare abitanti di Pescara? «Esattamente come me», risponde il sindaco, «gli spoltoresi sono affezionati a Pescara e in cuor nostro, ci sentiamo tutti pescaresi. Non credo che la gente possa avere una riluttanza così grande nei confronti del nome Pescara. Pescara è la città del tempo libero, a Pescara c’è la squadra di calcio che tutti tifiamo, Pescara è per noi un punto di riferimento per tante cose. Non credo, quindi, che sarebbe uno stravolgimento totale. Però ritengo che un minimo di riflessione dovrebbe essere fatta. Imporla per legge, la denominazione, no. Ci si deve pensare». Per il sindaco, non è in ballo l’identità cittadina. «Il municipio si chiamerà sempre Spoltore. Non penso che il problema sia di identità, è proprio un fatto di correttezza anche procedurale, che merita un approfondimento. Non si fa una scelta così importante né sui giornali, né solo in consiglio regionale. So che qualcuno ha fatto altre proposte, vediamo».