Commercialista pescarese di 56 anni precipita per trecento metri e muore

Fabrizio Scocchia era al suo primo giorno di ferie. Incidente forse a causa di un malore o di un attimo di distrazione Era in compagnia di due amici, la caduta davanti ai loro occhi: «Abbiamo sentito solo un rumore, è stato terrificante»
L’AQUILA. È morto dopo essere precipitato per almeno trecento metri mentre percorreva un sentiero di Pizzo Cefalone, sul versante aquilano del Gran Sasso. Vittima dell’incidente è Fabrizio Scocchia, commercialista 56enne residente a Pescara. L’escursione, sul Gran Sasso con due suoi amici è finita in tragedia.
LA DINAMICA
I tre erano partiti intorno alle 10 per raggiungere il Gran Sasso. L’uscita in montagna era stata pianificata proprio da Scocchia, che non era un alpinista esperto ma che comunque conosceva quel sentiero, ripido e stretto, per usare le parole dei volontari del Soccorso alpino che lo hanno recuperato senza vita, intorno alle 15.30. Dopo ore di cammino e dopo essersi rifocillati con il pranzo ad alta quota, il terzetto stava riscendendo a valle quando il 56enne, per cause ancora in corso di accertamento, è precipitato cadendo giù per circa trecento metri. Per lui non c’è stato nulla da fare. Troppo gravi le ferite riportate nella caduta. A dare l’allarme sono stati i due amici che erano con lui, O.C. e F.P., sotto choc per quanto accaduto. Da capire se l’escursionista abbia avuto un malore o se piuttosto gli sia stato fatale un attimo di distrazione. Al momento la prima ipotesi sembra essere la più plausibile, stando al racconto degli altri due escursionisti e alle prime testimonianze raccolte dagli agenti della polizia giudiziaria della Procura dell’Aquila che ha aperto un fascicolo sul tragico episodio. La Procura ha disposto inoltre accertamenti sulla salma del 56enne, trasferita nell’obitorio dell’ospedale San Salvatore del capoluogo.
IL RACCONTO DEGLI AMICI
Secondo una prima ricostruzione, i due amici erano davanti di qualche metro. Quindi non hanno assistito direttamente alla tragedia. Hanno raccontato di aver sentito un rumore che li ha messi in allarme. Il tempo di voltarsi e di non vedere più l’amico che li seguiva. Quindi la richiesta di aiuto. Il medico anestesista rianimatore presente a bordo dell’elisoccorso del 118, una volta giunto sul posto non ha potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo. «Abbiamo sentito un rumore, ci siamo girati e abbiamo scoperto che era caduto. Eravamo avanti di sette metri. È stata una cosa davvero terrificante» hanno raccontato gli amici del commercialista ai soccorritori. I due, dopo essere stati recuperati e accompagnati a Campo Imperatore, sono stati ascoltati dagli inquirenti. Entrambi non hanno riportato ferite anche se molto scossi. Non era la prima escursione che facevano con Scocchia. Era stato proprio Fabrizio, al primo giorno di ferie, a organizzare il tutto.
LE PAROLE DEI SOCCORRITORI
«È un sentiero molto stretto. A monte c’è la parete e a valle il canale ripido. La dinamica lascia pensare proprio a un malore», ha detto Daniele Perilli, presidente regionale del Soccorso alpino (Cnsas). «A Pizzo Cefalone si fanno solitamente escursioni adatte anche a chi non pratica la montagna con frequenza. Nulla di impegnativo. Ma poi c’è quel sentiero particolarmente ripido. Il fatto che l’uomo sia sparito, ad un certo punto, non fa escludere l’ipotesi del malore. Anche se i saranno le indagini a fare chiarezza», riprende Perilli che approfitta per rinnovare un appello sulle escursioni in sicurezza. «Anch’io ieri ero in montagna ed ho incontrato tantissima gente che mi chiedeva informazioni. Bisogna sempre controllare, prima di partire, le condizioni metereologiche, lo stato dei sentieri e dei luoghi e mai farlo sul posto», ha raccomandato.
IL PRECEDENTE
Nello stesso punto dove ha perso la vita il commercialista, a fine gennaio, si era registrato un altro incidente. Marco Pecoraio, alpinista romano di 58 anni, era deceduto mentre tentava di tornare a Campo Imperatore da Pizzo Cefalone, sul versante aquilano del massiccio appenninico. Durante il viaggio di ritorno, l’uomo era scivolato su una lastra di ghiaccio, precipitando per circa 400 metri.
LE INDAGINI
La procura dell’Aquila deciderà nelle prossime ore se eseguire o meno l’autopsia. Non è escluso un nuovo sopralluogo sul punto dove è avvenuta la tragedia.
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