Commercialisti: 122 giorni di lavoro l’anno per far pagare le tasse ai propri clienti

3 Aprile 2018

Centoventidue giorni lavorativi all'anno: è quanto il titolare di uno studio di commercialisti dedica allo svolgimento degli adempimenti fiscali di base, mentre i collaboratori si fermano a «84»....

Centoventidue giorni lavorativi all'anno: è quanto il titolare di uno studio di commercialisti dedica allo svolgimento degli adempimenti fiscali di base, mentre i collaboratori si fermano a «84». Quasi 7 su 10 (il 66,3%), inoltre, hanno fatturato lo Spesometro 2017 (il nuovo obbligo che prevede l'invio dei dati e delle fatture, il cui debutto, nel settembre scorso, è stato contraddistinto da giorni di caos e blocco telematico, ndr) ai clienti. Lo si legge in uno studio della Fondazione nazionale dei commercialisti. Grazie ad un sondaggio online (su un campione di 7.000 commercialisti), la Fondazione nazionale della categoria ha osservato che sulla gestione dello Spesometro emergono delle differenze fra il Nord della Penisola, «dove l'81,1% dichiara di averlo fatturato, rispetto al 67,5% del Centro, e al 41,4% del Sud, con una media nazionale del 66,3%». La regione che detiene il record per il pagamento dell'adempimento «è il Trentino Alto Adige» (nell'88,4% dei casi), mentre quella con il numero minore è «la Campania, con il 32,8%». Per quel che riguarda, poi, i software con cui i professionisti portano avanti l'attività fiscale di base, dall'elaborazione delle risposte si scopre che il costo medio dei programmi informatici specifici «vede negli studi associati un esborso di 9.868 euro, pari a quasi il doppio di quelli individuali (4.985 euro)». Infine, la spesa per le banche dati usate dai commercialisti «passa da una media di circa 2.500 euro per gli studi individuali e condivisi, ai circa 4.300 euro di quelli associati».