Commercio, chiuse 1.600 imprese Chiesto l’intervento del prefetto

Confcommercio e Confesercenti vogliono un confronto con le banche che sollecitano i pagamenti Le associazioni di categoria lanciano l’allarme sui settori in difficoltà: «Persi ottomila posti di lavoro»
PESCARA. Ottomila posti di lavoro persi e 1.600 imprese chiuse negli ultimi due anni, dal 2019 ad oggi.
La perenne crisi del commercio, aggravata dall’emergenza pandemica dell’ultimo anno, ha decapitato interi settori merceologici, dall’abbigliamento alle calzature, dal wedding (è di due giorni fa la protesta in piazza Salotto) alle palestre, bar, ristoranti, alberghi di Pescara e provincia.
Le proteste dei vari comparti montano in mezza Italia, tanti sono gli esercenti che partono anche dall’Abruzzo per sfogare rabbia e frustrazione nelle piazze. Le aziende al collasso, chiudono una dopo l’altra. I rigidi protocolli di sicurezza anti Covid, peggiorano una situazione già compromessa.
«E il sistema bancario non è vicino agli imprenditori» affondano Confcommercio e Confesercenti che lanciano l’allarme e chiedono al prefetto Giancarlo Di Vincenzo un tavolo di confronto con il sistema bancario per «consentire alle imprese di rimettere gli interessi attraverso una rateizzazione annuale o semestrale». Così scrivono Riccardo Padovano e Raffaele Fava, presidenti di Confcommercio e Confesercenti che «denunciano la grave situazione in cui versano le aziende del territorio».
Ed eccoli i numeri della crisi: nel 2019 le imprese pescaresi di diversi settori merceologici, aderenti a Confcommercio, erano 8.664, 238 hanno cessato di esistere. Su 174 alberghi, 11 hanno chiuso i battenti. In provincia di Pescara su 2156 hotel, bar e ristoranti, 185 non esistono più. Nel 2020, anno della pandemia, hanno chiuso 591 imprese di vari comparti, 8 alberghi e 157 pubblici esercizi
«La situazione è drammatica e siamo preoccupati», commenta Padovano che con Fava e il direttore di Confesercenti, Gianni Taucci, chiede un incontro col prefetto e la rete bancaria attraverso una lettera nella quale spiegano le loro ragioni. «In questi ultimi giorni siamo stati contattati da numerosi imprenditori associati e non», scrivono Padovano e Fava, «appartenenti ai settori economici del commercio e del turismo, fermi da ormai più di quattro mesi e che nelle province di Pescara e Chieti risultano essere in maggiore difficoltà, preoccupati dall’incessante richiesta da parte degli istituti bancari circa le scadenze relative agli interessi annuali degli affidamenti da loro concessi alle imprese». Chiariscono meglio il concetto, le due associazioni di categoria: «Purtroppo da qualche anno c’è una scadenza annuale, spesso coincidente con il mese di marzo, relativa agli interessi bancari. Gli operatori in questo momento sono in grande difficoltà nell’impegnare le risorse dopo mesi di inattività, perché la loro priorità è il mantenimento in vita dell’impresa, costretti a fare scelte che determinano il proseguimento delle loro attività. La moda, ad esempio, deve coprire i costi degli ordini stagionali così il settore turistico deve sistemare le strutture».

