Comprano online senza pagare Scoperta la truffa, 25 indagati

Acquistata merce per 2 milioni di euro, in parte rivenduta. Gli autori sono di Pescara e della provincia Era una società intermediaria a saldare il conto, ma non veniva rimborsata. Perquisizioni e sequestri
PESCARA. Fare shopping sapendo di non pagare. E comprare di tutto, fino a “spendere” due milioni di euro, per poi rivendere una parte della merce. Un business consistente, quello escogitato da un gruppo di pescaresi, residenti tra il capoluogo adriatico e i comuni nelle immediate vicinanze: 25 persone, appartenenti a più famiglie, alcune imparentate tra loro, che avrebbero messo in piedi una associazione per delinquere, al cui interno ognuno aveva un ruolo. Sulla maxi truffa da due milioni di euro ai danni di una piattaforma di mediazione per i pagamenti on line, attorno alla quale girava il piano degli impostori, sta indagando la polizia postale di Pescara, su delega della Procura della Repubblica, con il coordinamento del Servizio polizia postale e delle comunicazioni di Roma. E ieri mattina proprio i poliziotti della Polpost di Pescara, coordinati da Elisabetta Narciso, hanno eseguito 13 perquisizioni a carico dei 25 indagati (alcuni vivono insieme) recuperando diverso materiale, anche informatico. A supporto dei poliziotti sono arrivati i colleghi di Bari, Ancona, Roma e Campobasso e del Reparto prevenzione crimine.
Le indagini, che si sono snodate in un periodo di circa due anni, hanno permesso di accertare che il gruppo di pescaresi faceva acquisti on line usando dei conti incapienti, cioè con somme insufficienti a coprire il debito. Il pagamento non avveniva direttamente, al momento dell’acquisto, ma passava attraverso una piattaforma di mediazione per i pagamenti on line che non sempre si “aggancia” immediatamente al conto dell’acquirente, rispetto al momento dell’acquisto: possono passare secondi, minuti oppure ore. Nel frattempo, però, l’operazione di acquisto si conclude positivamente e la merce viene spedita, risulta pagata.
La presenza di questa società era una garanzia, per i venditori a cui si rivolgevano gli indagati: i commercianti, italiani e stranieri, venivano regolarmente pagati per i prodotti ordinati ma la società, che faceva sostanzialmente da tramite tra venditori e acquirenti, ha subito un danno di due milioni di euro perché i conti correnti di riferimento dei 25 indagati non avevano fondi in giacenza. Nel tempo il gruppo ha acquistato di tutto: dai generi alimentari agli orologi di lusso, passando per preziosi, telefonini di ultima generazione e apparecchi per la casa. Era merce destinata ad essere rimessa in commercio ma alcuni articoli sono rimasti nella disponibilità degli indagati. Tra loro ci sono molti disoccupati, e alcuni beneficiano del reddito di cittadinanza.
Il quadro delle responsabilità già individuate dalla polizia sarà completo quando sarà analizzato il materiale, anche di tipo informatico, sequestrato ieri. Andrà valutato dalla polizia postale, per ricostruire tutte le attività del gruppo. Nel frattempo, però, è stato messo un freno allo shopping compulsivo degli indagati.

