Con la scissione del Pd sale la voglia di sinistra Chi va e chi ci pensa

5 Marzo 2017

Melilla aderisce ai Democratici e progressisti alla Camera Mazzocca, Sclocco e l’ex M5S Bracco meditano il passaggio

PESCARA. C’è chi ha rotto gli indugi. Come Gianni Melilla, già deputato (abruzzese) di Sel e Sinistra italiana, che domani formalizzerà l’adesione alla Camera al gruppo dei Democratici e progressisti. E chi invece è ancora in fase di riflessione. Come il sottosegretario alla presidenza D’Alfonso Mario Mazzocca (Sel), l’assessore regionale Marinella Sclocco e l’ex grillino Leandro Bracco. Tutti alle prese con una riflessione, in alcuni casi sofferta, aperta dalla scissione consumatasi nel Partito democratico. E che, anche in Abruzzo, sembra destinata a sfociare in una serie di addii. Dai piani alti della politica nazionale fino a quelli più bassi, ma cruciali per gli equilibri sul territorio, dei singoli consigli comunali.

«Considero più giusto impegnarmi nella costruzione di una sinistra più larga, popolare e plurale che non si confini in una dimensione di residualitá e inefficacia», dice a Il Centro Melilla spiegando le ragioni della sua scelta. Che punta a costruire «un nuovo centrosinistra» come risposta «alla disgregazione politica e alla delusione che ha spinto tanti cittadini ad astenersi alle elezioni», sulla scia della sfiducia «nella possibilità di cambiare l’ordine sociale ed economico che ha allargato a dismisura le diseguaglianze». Un progetto che, insieme agli ex Pd e all’area progressista di Giuliano Pisapia, «deve partire dal basso» per «costruire il campo largo del centrosinistra» e superare «le politiche renziane». Dal jobs act alla buona scuola, cancellando i «regali fiscali» alle multinazionali del web, insiste Melilla. Insomma, una risposta ad una «domanda di cambiamento» restituendo «voce ai lavoratori, ai disoccupati, ai ceti medi impoveriti dalla crisi».

Un progetto che sta prendendo piede anche in Abruzzo. «Non ho ancora deciso, ma è chiaro che si tratta di un movimento che non può essere sottovalutato, tantomeno dal sottoscritto», ammette Mazzocca. Che, d’altra parte, sottolinenado la sua militanza in Sel, ricorda di non essere mai stato in sintonia con il governo locale. Mentre a leggere l’intervento ospitato ieri sul Centro, nel quale Mazzocca chiede una verifica di maggioranza su una serie di temi a cominciare dal lavoro, non mancano i punti di convergenza con il progetto politico di Democratici e progressisti. Una «riflessione travagliata», la definisce, invece, l’assessore Sclocco, con una militanza ventennale alle spalle tra Pds, Ds e Pd. «Non sono una renziana: ho votato prima Bersani e poi Cuperlo. Tra Emiliano e Orlando mi sento più vicina a Orlando - ammette -. Ma anche lui ha fatto poco quando si è trattato di difendere la sinistra del partito». Non solo. Pesano anche i tanti dubbi sulle questioni di merito: «Dal jobs act ad alcune misure della Buona scuola». Poi c’è l’ex grillino Bracco. «Ci sto riflettendo - conferma -. A livello nazionale gli ex Pd continueranno ad appoggiare il governo Gentiloni, gli ex Sel resteranno all’opposizione: se aderissi potrei continuare a fare opposizione a D’Alfonso come ho fatto finora».

Ma se alla fine tutti e tre dovessero seguire gli “scissionisti” del Pd che ripercussioni ci sarebbero sulla tenuta della giunta e della maggioranza in Regione? Nessuna a giudicare dalle risposte. «Le dinamiche regionali e quelle nazionali sono due cose distinte», assicura Mazzocca. «Il nuovo soggetto si colloca comunque nel centrosinistra, se vi aderissi continuerei a sostenere D’Alfonso. Cambierei casa ma non quartiere», conclude Sclocco. E anche per Bracco non ci sarebbero scossoni: «Piuttosto resta da capire cosa succederà alle primarie del Pd del 30 aprile: se, come temo, Renzi sarà confermato gli spazi per un’intesa volta alla nascita di un Ulivo 2.0 con chi quel Pd lo ha lasciato si ridurrebbero drasticamente».

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