«Concerti, accordo corruttivo tra l’ex assessore Cuzzi e Cipolla»

17 Ottobre 2024

Ecco le motivazioni della condanna dell’ex politico a 4 anni e 8 mesi: «A Pescara c’era un monopolio» Decisive le intercettazioni dell’imprenditore: «Mo’ gli servono cinquemila euro, ma ti rendi conto?»

PESCARA. «La sussistenza di un tale monopolio costituisce rilevante elemento di fatto a supporto della tesi accusatoria e supporta la prospettazione secondo la quale, anche con riferimento agli eventi precedenti, organizzati negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, le condotte tenute dagli imputati Cuzzi e Cipolla fossero riconducibili ad un accordo corruttivo già in essere, le cui evidenze sono emerse nel corso dell’attività di indagine coeva alle elezioni regionali e comunali dell’anno 2019. In altri termini, la sussistenza del monopolio di Cipolla conforta l’ipotesi che la condotta del Cipolla, che nel 2019 ha corrisposto denaro contante a Cuzzi, che ha effettuato dei pagamenti per le due campagne elettorali del Cuzzi relative alle elezioni tenute nel 2019, che ha fatto campagna elettorale per il Cuzzi nel corso delle due tornate, abbia compensato al Cuzzi anche gli incarichi già ricevuti da quest'ultimo in precedenza e in generale abbia compensato l’asservimento dell’ufficio ricoperto da Cuzzi agli scopi dello stesso Cipolla». Per il collegio che condannò sei degli otto imputati del processo Grandi eventi, per gli affidamenti diretti di spettacoli e manifestazioni a due imprenditori dello spettacolo, i reati di turbativa d’asta e di corruzione sarebbero provati, così come aveva sostenuto il pm Luca Sciarretta.
Giacomo Cuzzi venne condannato il 16 luglio scorso a 4 anni e 8 mesi; l’imprenditore Andrea Cipolla a 4 anni e 2 mesi; 4 anni e 4 mesi ciascuno all’ex assessora Simona Di Carlo e al dirigente Asl, Moreno Di Pietrantonio; 4 anni all’imprenditore Cristian Summa; 2 anni per Alessandro Michetti; assoluzione per l’imprenditore Gianfranco Berardinelli e per la funzionaria Asl, Leila Colucci. Due i pilastri presi in considerazione dal collegio nelle motivazioni della sentenza: le dichiarazioni della capitana della guardia di finanza, Chiara Iale, e alcune importanti intercettazioni tra Cuzzi e Cipolla, tra quest’ultimo e il socio Berardinelli, e quelle tra Di Carlo e Di Pietrantonio. «Gli imputati Cipolla e Berardinelli, hanno rilevato come Cuzzi, in sostanza, stia chiedendo al Cipolla di consegnargli la somma di 5mila euro», si legge in sentenza, «ed entrambi hanno sottolineato l'inopportunità di una tale richiesta, in quanto molto anticipata rispetto al pagamento che il Cipolla riceverà per l’organizzazione dell’evento, da tenersi solo nel giugno successivo».
Cipolla dice: «Mo’ gli servono sti cazzo di 5mila euro, sta c. di data del 3 giugno, mi sta togliendo la vita». E Beradinelli risponde: «Ma scusa ma se questi mo’ ci pagano fra un anno». E Cipolla: «Ti rendi conto? Li vuole prima perché gli servono».
Sul metodo usato per l’assegnazione degli eventi viene chiamato in causa in particolare il concerto della Bertè che il promoter Piccirilli aveva proposto a Cuzzi per 33mila euro e Cuzzi volle affidarlo invece a Cipolla che acquistò una data della Bertè dal collega per rivenderla al Comune a 38mila euro. «Il meccanismo anomalo messo in piedi dai due imputati, che nel caso della Bertè ha financo assunto contorni del danno erariale, si caratterizza per la sua distorsione dalla fisiologia della scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione. In altri termini, nei casi interessati», si legge in sentenza, «la scelta del promoter ha preceduto quella dell’artista». E i giudici aggiungono che, una volta che «Cuzzi avesse individuato la prestazione artistica, questi avrebbe dovuto demandare all'apparato amministrativo a sua disposizione l’attività di scelta del contraente, con le modalità che gli amministrativi avessero ritenuto più opportune e conformi alla normativa prevista. Invece, Cuzzi ha imposto al Comune non solo la prestazione artistica da acquisire, ma anche il contraente, individuando non l’artista, ma il promoter, peraltro originariamente privo di esclusiva».
Analogo discorso il tribunale ha seguito per l’assegnazione degli incarichi a Summa da parte della Di Carlo, evidenziando anche le tante intercettazioni nelle quali la pressione dell’assessora con l’imprenditore per avere un finanziamento elettorale diventa pesante. «In entrambe le conversazioni emerge che la pressione posta in essere dai due politici (Di Carlo e Di Pietrantonio) è proseguita sino all’ultimo secondo della scadenza del mandato. È la stessa Di Carlo a riferire di aver discusso con il dirigente Caruso a circa mezz’ora dalla proclamazione del nuovo consiglio comunale e del nuovo sindaco».
Quanto alle utilità del Cuzzi, nella sentenza si legge che «il Cipolla ha certamente sborsato denaro per coprire, almeno in parte, le spese elettorali sostenute da Cuzzi nelle due campagne elettorali». E anche quella consegna dei 5mila euro da parte di Cipolla a Cuzzi, venne seguita passo passo dalla finanza che riuscì anche a intercettare il fruscio dei soldi che Cipolla contava in macchina dopo aver racimolato la somma da un collega di San Benedetto. Ora la parola ai difensori per i ricorsi in appello.