Confartigianato: aiuti più veloci o le imprese rischiano la chiusura

1 Aprile 2020

PESCARA. «Alle imprese serve liquidità» è l'appello di Confartigianato Pescara. Occorre tornare al lavoro, ma non si può, al momento. Le «imprese sono al collasso dopo questa prolungata chiusura» a...

PESCARA. «Alle imprese serve liquidità» è l'appello di Confartigianato Pescara. Occorre tornare al lavoro, ma non si può, al momento. Le «imprese sono al collasso dopo questa prolungata chiusura» a causa della pandemia. Il sistema fiscale italiano non consente di «mettere da parte» denaro sufficiente per tenere le serrande abbassate per mesi. A soffrire maggiormente sono quelle a conduzione familiare dove in casa non rientrano altri stipendi e le imprese artigiane con personale a carico. Il settore benessere, una moltitudine di estetisti, coiffeur, manicure, «ne risente tantissimo». Soffre anche l'impiantistica, la moda. Le imprese sono «prossime alla chiusura totale» incalza Fabrizio Vianale, direttore generale di Confartigianato Pescara (2000 iscritti) che lancia l'allarme sulla difficile situazione in cui versa la piccola e grande imprenditoria artigiana di Pescara e provincia in questa fase di prolungata inattività. Alla quarta settimana dal blocco quasi totale delle attività, la situazione è «catastrofica», secondo Vianale: «Le nostre imprese rischiano la chiusura, gli imprenditori sono fortemente preoccupati perché non riescono a vedere la luce in fondo al tunnel. C'è difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, ci sono affitti, bollette, mutui sospesi, il settore benessere è distrutto. Occorre liquidità se non si può lavorare. Oltre al fatto che la chiusura delle aziende in regola ha riacceso l'abusivismo, c’è chi lavora a casa, in nero». Colore, piega e manicure non possono attendere. Le signore vogliono sentirsi e vedersi belle anche ai tempi della pandemia. In crisi i negozi di fotografia: «Sono rimasto con 120 euro in tasca» rivela, disperato, il titolare di un attività commerciale in zona ospedale. In crisi le pasticcerie: «Meno 80%»annuncia una storica negoziante del porto.
Il tempo scorre. Le risorse economiche si assottigliano. «Gli imprenditori mi chiamano e mi dicono: rischiamo di chiudere. Molti hanno paura perché in pochi o nessuno ha i soldi da parte per reggere senza lavoro a lungo», avverte Vianale che è un fiume in piena: «I governanti appaiono fuori dal mondo reale. Giusto dire: state a casa per combattere il virus. Ma non tutti ce la fanno. Chi ha bisogno di quel bonus governativo di 600 euro si incarta tra Pin dell'Inps e Spid alle Poste e, sfinito dalla burocrazia, si arrende. Invece sarebbe più semplice se lo Stato versasse quella somma direttamente sul conto corrente degli aventi diritto». Inoltre, tasse, bollette, pagamenti «sono tutti da azzerare, non da rimandare. E la ripartenza dei pagamenti dovrà essere graduale. Infine, bisognerà correggere il tiro sui crediti di imposta».
E sempre sul fronte del commercio sempre più in crisi a causa della pandemia in atto, la Filcams Cgil Abruzzo, coordinata da Lucio Cipollini, ha lanciato la sua battaglia per le chiusure domenicali di negozi e centri commerciali «divenuti, dopo gli ospedali, il luogo di maggiore diffusione del virus».